Scuole Don Milani e Guidotti con le aule dipinte dai profughi
la storiaQualcuno si è presentato direttamente in canottiera e pantaloncini, mettendo da parte giacca e cravatta e sorprendendo così figli e insegnanti. Per tutti loro, è stato ancora più bello...
la storia
Qualcuno si è presentato direttamente in canottiera e pantaloncini, mettendo da parte giacca e cravatta e sorprendendo così figli e insegnanti. Per tutti loro, è stato ancora più bello ritrovarsi - stavolta di nuovo in abiti “formali” - per festeggiare insieme il risultato raggiunto. Così, ieri mattina genitori, ragazzi e insegnanti delle scuole elementari don Milani e delle medie Guidotti si sono trovati nei rispettivi istituti, tinteggiati e rimessi a lucido grazie ad una collaborazione tra personale, genitori, Comune, Prefettura e profughi: sono stati 80, infatti, i richiedenti asilo che hanno ridipinto le scuole insieme ai comitati genitori.
Un risultato festeggiato ieri, nelle due scuole di stradello del Luzzo e via Giardini, insieme agli assessori al Welfare Giuliana Urbelli e alla Scuola Gianpietro Cavazza, al prefetto Maria Patrizia Paba, all’ex dirigente dell’Istituto comprensivo 7 Ivana Nobler e al nuovo dirigente Davide Chiappelli, oltre ai presidenti dei comitati genitori delle due scuole, Rosalba Salamanca e Lorenza Zanni. Molto soddisfatto l’assessore Urbelli: «Quando sono arrivata - ha spiegato - il fenomeno migratorio dei profughi era all’inizio, una situazione a cui non eravamo preparati. Eppure, con una sorta di via modenese di rimboccarsi le maniche, siamo riusciti a portare qui tanti papà, che si sono messi in pantaloncini corti per ridipingere le scuole dei figli». Perché la forza del progetto sta proprio nei genitori, che sono stati fondamentali per guidare i richiedenti asilo nei lavori: «Un’attività di volontariato che ha portato i profughi a “restituire” quello che viene dato loro a Modena in termini di accoglienza - ha aggiunto l’assessore Urbelli - mentre noi, tutti insieme, abbiamo lanciato un messaggio importante anche per le realtà che non hanno la cultura del volontariato». E mentre il gruppo di lavoro si sta trasformando in un’organizzazione con più di 400 persone coinvolte, a ricordare l’importanza del progetto è l’assessore Cavazza: «In questi mesi avete costruito qualcosa di importante - ha detto - ovvero la fiducia, grazie a una cittadinanza attiva che ha coinvolto diverse generazioni». —
L.G.
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