L’Abbazia rispalanca le porte ai fedeli «Siamo sempre riusciti a risorgere»
Il sindaco in lacrime elogia la ricostruzione dopo il sisma. Mille fedeli alla celebrazione, necessario il maxischermo
NONANTOLA
Prima le lacrime di Federica, poi la luce di don Erio.
In mezzo, più di mille persone, che a meno di due mesi dall’altra grande festa, quella della rinascita della Torre dei Modenesi, hanno voluto esserci, insieme a vescovi, sacerdoti, sindaci, parlamentari e consiglieri regionali. La seconda festa di fila è anche quella più grande, a Nonantola, che ieri ha riabbracciato la sua Abbazia sei anni e quattro mesi dopo il terremoto che ha messo in ginocchio la Bassa. Un altro grande segnale di una terra che ha saputo rialzarsi, come ha ricordato il presidente della Regione Stefano Bonaccini, intervenuto insieme al sindaco Federica Nannetti davanti alla Torre dei Modenesi, prima della messa presieduta dal vescovo don Erio Castellucci. Ad aprire le celebrazioni, alle 16, è stato proprio il primo cittadino di Nonantola: «Siamo di nuovo qui - ha detto Federica Nannetti - per il ritorno della nostra amata Abbazia, la cui chiusura è stata conseguenza del terremoto del 2012. Abbiamo saputo resistere a una avversità eccezionale, e ora riusciamo a ricollocare l’ennesimo tassello per il riscatto della comunità. La nostra Abbazia è sempre riuscita a risorgere - ha chiuso in lacrime il sindaco - per ricordarci sempre chi siamo e da dove veniamo».
Soddisfatto anche il governatore Bonaccini: «La nostra comunità è stata ferita - ha detto - ma tutti insieme abbiamo lavorato per ripartire. Abbiamo fatto delle scelte importanti, perché abbiamo deciso di non delocalizzare, ma di lasciare la gente nei loro paesi, ricostruendoli».
Quindi, poco prima delle 17, amministratori, sacerdoti e cittadini si sono spostati all’interno dell’Abbazia, già gremita per la messa: oltre 500 le persone che hanno assistito alla celebrazione all’interno della chiesa, altrettanti hanno seguito la messa dal cortile dei Musei diocesani, dove era stato installato un maxischermo, e tanti si sono fermati davanti alla porta dell’Abbazia. Una grande festa celebrata anche dal vescovo di Modena e Nonantola nella sua omelia: «Il deserto e la notte - ha esordito, citando la prima lettura di ieri, ambientata nel deserto del Sinai - sono due simboli di smarrimento e di speranza insieme. Simboli che hanno ispirato migliaia di pagine letterarie, poetiche e religiose, perché hanno una forza evocativa speciale: il deserto richiama aridità, sete, caldo, sudore, ma anche sobrietà, mentre la notte richiama paura, solitudine, disorientamento, morte, ma anche attesa». Quindi, parlando della giornata di ieri, il vescovo ha ricordato che «questa Abbazia, che conserva una preziossima reliquia della Santa Croce, coniuga la custodia del simbolo più importante per i cristiani con la tradizione monastica benedettina, improntata all’ordine e all’armonia. Una tradizione nella quale si collocò Sant’Anselmo quando la fondò a metà del IX secolo. Quasi a dire che la vera armonia è quella dell’amore, del dono di sé, del sacrificio. Le mura di questa stupenda Chiesa abbaziale - ha aggiunto don Erio - ora restituita al popolo di Dio dopo oltre due anni di interventi di consolidamento, restauro, pulizia e adeguamento, parlano il linguaggio dell’armonia dell’amore».
Un’Abbazia che è anche «segno di vita e di luce, proprio il contrario del deserto e della notte, perché in essa e attorno ad essa si è sviluppata la vita religiosa e civile di Nonantola: vita e luce che da oggi riprendono, da questo luogo, a rinvigorire i nostri deserti interiori e illuminare le nostre notti». —
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