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Ospedale, nuovo primario per la gastroenterologia

Alfonso Scibona
Ospedale, nuovo primario per la gastroenterologia

È la dott. Primerano che si occuperà anche di endoscopia digestiva «Voglio intensificare l’assistenza post ricoveri e le attività ambulatoriali»

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Anna Maria Manila Primerano è la nuova responsabile del servizio di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell'ospedale.

È arrivata di recente dal policlinico di Modena, dove ha maturato una esperienza ultraventennale nello stesso servizio, prima ancora a Bologna, dove si era laureata. «Nel corso della mia carriera professionale – afferma Primerano - ho anche vissuto un’esperienza nel settore del trapianto di fegato, dal 2000 al 2004, dove mi sono prevalentemente occupata della diagnostica ecografica e dello studio della emodinamica portale per via ecografica, sia nel pre che nel post trapianto e nella fase intra-operatoria. Negli ultimi anni ho maturato un’esperienza presso l’azienda Usl di Imola, in particolare l’unità operativa complessa di gastroenterologia ed endoscopia digestiva di Imola, che aveva ed ha tuttora una direzione universitaria quindi collegata all’università di Bologna e dove oltre ad acquisire un master in endoscopia avanzata, ho ampliato le mie conoscenze e competenze, ho consolidato la mia esperienza nel versante dell’endoscopia, anche di terzo livello e dell’eco-endoscopia, oltre ad aver rispolverato l’esperienza clinica, di gestione di reparto, delle patologie gastrointestinali anche in ambito ambulatoriale».

Come ha trovato il reparto di Sassuolo?

«A Sassuolo c’è un servizio di endoscopia digestiva di ottimo livello grazie al lavoro svolto dai miei predecessori dal momento della costruzione dell’ospedale e quindi sicuramente la tecnologia e le tecniche endoscopiche sono state sviluppate e sono implementabili ulteriormente con altre tecnologie. Quello che manca chiaramente è la parte di gastroenterologia clinica pura, questo perché l’endoscopia è nata come una emanazione della branca chirurgica, di conseguenza quello che mi piacerebbe apportare nell’ospedale è il supporto dal punto di vista sia culturale che pratico per quello che riguarda le consulenze per ricoverati, pazienti in post ricovero, ma anche attività ambulatoriali per gruppi di pazienti affetti da patologie gastrointestinali che richiedono un monitoraggio abbastanza serrato, come per esempio la malattia celiaca o le malattie infiammatorie intestinali croniche. Porto anche la mia competenza ed esperienza in ambito epatologico perché sono stata per 21 anni in una divisione di gastroenterologia con una forte impronta epatologica, quindi anche lo studio e i controlli delle malattie come epatiti croniche virali e non, cirrosi epatiche, steatosi epatica: tutto questo potenzialmente si può sviluppare». Come giudica l'organizzazione dell'ospedale di Sassuolo a reparti per intensità di cura?

«Ero abituata ad ospedali con le classiche ripartizioni in dipartimenti ma l’intensità di cura porta a un notevole vantaggio, nel senso che è una stratificazione trasversale dove più discipline possono convergere e caratterizzano il paziente in base alla sua problematica e al grado di urgenza del suo bisogno clinico. Noi come endoscopia digestiva ci collochiamo al di fuori di queste aree perché trattandosi di un servizio, per quanto riguarda i pazienti ricoverati, siamo referenti per tutti i livelli di intensità di cura; chiaramente le tempistiche vengono modulate in base alle necessità cliniche, concordandole con i medici di rifermento». —

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