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Rispettarlo come uomo nella coscienza e nella fede

luca balugani

luca baluganiCi sono persone che hanno conosciuto molto bene don Sergio Mantovani, sicuramente più di chi scrive. Un intenditore di motori e conoscitore di piloti, meccanici e dirigenti per quanti...

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luca balugani

Ci sono persone che hanno conosciuto molto bene don Sergio Mantovani, sicuramente più di chi scrive. Un intenditore di motori e conoscitore di piloti, meccanici e dirigenti per quanti amano l’automobilismo: per loro, lui era “il prete della Formula Uno”, l’amico di Enzo Ferrari e di molti piloti passati e recenti. Un vero cappellano di ospedale intercettato specialmente nelle ore pomeridiane e serali lungo le corsie da coloro che erano ricoverati o che visitavano i loro cari: un prete degli ammalati, sempre molto attento e sensibile, capace di una carezza a persone conosciute e no. Qualcuno lo ricorda principalmente come un uomo coraggioso, ai limiti della temerarietà: nel 1988 si offrì come garanzia a rapitori armati e tutt’altro che benevoli al fine di ottenere il rilascio di un ostaggio. “Don Ruspa” lo hanno chiamato quelli che lo ricordano per aver fatto abbattere la settecentesca (e pericolante) chiesa parrocchiale del quartiere Crocetta. Per i bambini poi era di fatto un nonno, che distribuiva caramelle ogni domenica nel suo ufficio, con l’unica eccezione della Quaresima. Per quelli che telefonavano, quella di Santa Caterina è da anni la “parrocchia di don Sergio”, essendovi lui arrivato nel 1967: la Scuola Materna, la chiesa parrocchiale e la canonica, la Casa della Gioia e del Sole, la palestra intitolata a Elio De Angelis sono segni tangibili e durevoli dei 44 anni trascorsi alla guida della comunità.

Un poliedro, ma in verità un uomo tutto d’un pezzo, perché il carattere era forte eppure lo sguardo mite, le decisioni risolute eppure la parola dolce e sussurrata. Ognuno lo ricorderà per alcuni aspetti in particolare, ma sarà difficile per chiunque ricavarne un ritratto complessivo. Non nascondeva, neppure sul letto dell’ospedale, di essere un credente e un peccatore: domandava l’assoluzione ai preti che lo visitavano e nelle ultime ore di coscienza gradiva condividere una preghiera e il silenzio più che tante parole e lunghi discorsi. Il dito si volgeva in alto, indicando il suo prossimo rettilineo; lo sguardo andava ad un crocifisso, che aveva appositamente fatto appendere nella camera.

Ha domandato perdono a quanti potesse aver offeso o cui potesse aver dato cattivo esempio. Ma alla fine era dal suo Signore che sperava di poter sentire: “Oggi sarai con me in Paradiso”. Già, proprio le parole di Gesù al buon ladrone. Forse più d’uno davanti a questo sussulterà, ma è proprio la frase che lui si augura di udire a che è a tu per tu con il Signore: rispettarlo come uomo significa rispettare anche la sua fede e la sua coscienza. —



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