Il racconto di una rinascita come donna: Vivinetto dialoga con Bertoni a Spilamberto
L’autrice ospite allo spazio Famigli parla di transessualismo e della sua personale esperienza
SPILAMBERTO. Appuntamento, questa sera, alle 21 allo Spazio Famigli di Spilamberto, con Giovanna Cristina Vivinetto (dialoga con Alberto Bertoni) che, con i suoi versi di “Dolore minimo”, parla di transessualismo. Un’esperienza personale.
La sua metamorfosi è stata avvertita come rinascita o con sgomento, angoscia?
«La metamorfosi è stata vissuta come unica condizione possibile: Giovanna, dopo anni di incomprensione e sofferenza, si è vista finalmente nascere per la prima volta, uscendo da quella scorza di carne con cui aveva convissuto per quasi venti anni. È chiaro che ogni rinascita porti con sé una riflessione ben più profonda, e spesso dolorosa, con cui si rielabora a posteriori cosa è stato il transito: il suo valore, la sua portata dirompente, si riflette su ciò che si è guadagnato ma anche su ciò che si è inevitabilmente perso. I momenti di angoscia sono essenziali all’elaborazione dell’importante, coraggiosa conquista».
Come vive la condizione attuale? Nella piena felicità o in una “luce che si mischia all’ombra?”
«Giovanna oggi è una donna serena, in pace con se stessa e realizzata nella pienezza degli affetti e della sua professione artistica. La transizione ha portato in luce la sua vera essenza, sia come persona che come poeta: il libro “Dolore minimo” sarebbe impensabile senza la transizione, non esisterebbe neppure e neanche Giovanna come identità unitaria e traboccante di luce».
La maggiore sofferenza…
«La leggerezza di chi si avvicina alla mia storia e alla mia poesia credendo di comprenderle con un solo sguardo, una sola parola. Mi sorprende la superficialità nel mettersi nei panni di chi ha avuto una storia fuori dal comune e l’altrettanta superficialità nel descriverla con un moto superfluo, arrogante di pensiero».
Si sente, in parte, di appartenere anche al passato?
«Giovanna è ciò che è riuscita a diventare oggi ma è anche ciò che è stata: senza passato non saremmo persone ma corpi gettati nel mondo».
Quale il miracolo di sentirsi donna?
«La profondissima sensibilità che abbraccia il mondo intero e l’amore immenso che prende come una cura: ora capisco davvero cosa significhi essere madre e figlia».
Questa “rinascita” ha determinato la poesia che per lei è…
«Credo che la forza incommensurabile della poesia sia quella di rendere un’esperienza unica un esempio universale, in cui ognuno di noi può immedesimarsi e riconoscersi. È questo il miracolo della poesia: abbattere i muri, decostruire le barriere, scoprirci più vicini, profondamente umani». —
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