Gazzetta di Modena

Modena

chiesa di S.caterina, più di duemila persone in chiesa e davanti al maxischermo in cortile 

La folla saluta don Sergio «Portavi Gesù a 300 all’ora»

di Saverio Cioc e
La folla saluta don Sergio «Portavi Gesù a 300 all’ora»

Ex meccanici, una delegazione della Ferrari, i tifosi delle Rosse e parrocchiani di ogni età hanno applaudito a lungo la bara del presule scomparso a 91 anni 

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Il popolo di don Sergio Mantovani è arrivato in massa per dare l’ultimo saluto a un prete che per mezzo secolo è stato l’anima e il pungolo della Crocetta. Già mezz’ora prima dell’orario del funerale ieri pomeriggio erano occupati tutti i posti nella chiesa di S.Caterina e in un lampo si è riempito anche il cortile tra la scuola materna e la casa per anziani, dov’era stato allestito un maxischermo per tutti quelli che non erano riusciti a entrare. Persino il sindaco ha ricavato un posto in una seggiolina a fianco dei sacerdoti.

Nel grande spazio diviso tra i banchi e il pulpito la bara in terra con il suo copricapo sacerdotale, quattro rose e il vangelo aperto. Assieme al vescovo Castellucci anche i colleghi emeriti di Modena, mons. Verucchi e mons. Pizzi, che hanno concelebrato il rito. A fianco dell’altare decine di sacerdoti, tutti più giovani del religioso che a 91 anni è spirato dopo un improvviso aggravamento delle sue condizioni di salute. E alle loro spalle gli stendardi di Ferrari, Maserati e Stanguellini di fianco ai quadri settecenteschi di Madonne e santi, per ricordare il turbo-parroco che dalla fine degli anni ’60 è stato una presenza fissa tra gli operai in officina e i piloti a bordo pista. Nella navata tanti meccanici del Cavallino e del Tridente con i capelli bianchi, i componenti di Modena Motori e del Ferrari Club.

«Sono un prete, sono contento e sono un peccatore. Così mi si è presentato don Sergio quando l’ho conosciuto - ha ricordato mons. Castellucci - In questi tre anni Mi ripeteva di avere avuto una vita piena e la gioia della presenza costante del Signore, anche nei momenti più difficili, come quando finì nelle mani dell’Anonima sarda per salvare la vita di Giulio De Angelis. Mi disse che non aveva avuto paura di lasciare la vita terrena: non ho dubbi che sia andata così».

Il salmo 77 ricordato ai fedeli nella liturgia è un monito a tenere ben presenti le opere del Signore; per i fedeli della Crocetta questo non sarà un problema, anche negli anni a venire. Dagli anni ’60 il parroco della F1 ha raccolto fondi in tutti gli ambienti, dai bottegai alle famiglie del quartiere passando per gli imprenditori e i piloti; così ha costruito prima scuola materna e asilo, poi la casa per anziani, la palestra, è stato animatore dei gruppi sportivi, ha demolito l’antica chiesa ed è stato condannato, ha allestito l’Ara dei Piloti in un angolo del giardino davanti alla canonica. E poi c’è la chiesa, con la moquette per terra; una sola grandissima sala con i mosaici di vetro colorato e le lampade al neon dentro telai quadrati in ferro.

Tutto molto anni ’70, dal disegno dell’edificio ai dettagli, tanto che alcuni fedeli andarono da lui a lamentarsi: «Ma don Sergio! Più che una chiesa questa roba qui sembra una discoteca!». Tra le tante, passò alla storia anche questa risposta. «Voi pensate che con il crocifisso qui dentro - disse indicando la statua del Cristo su una croce di legno di quattro metri d’altezza - qualcuno si sbagli?»

Serafico e irriverente ma rispettoso, don Sergio è stato ricordato dalla nipote e da una parrocchiana.

«Tu portavi Gesù a 300 all’ora - ha detto emozionata al microfono - ma lo portavi a tutti e tutti ti ascoltavano. Siamo qui in tanti perchè vorremmo portarti con noi per un ultima volta». È stata profetica: oltre agli applausi scroscianti a fine messa i fedeli hanno fatto la fila per baciare la bara- —



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