Serra paralizzata In 600 sfilano per avere scuole aperte e sicure
Dai bambini ai genitori, docenti e politici e commercianti protagonisti della manifestazione dopo i sequestri delle sedi
SERRA
Qualunque piega prenda la situazione, rimarrà una pagina storica per Serra la mobilitazione di ieri mattina per le scuole: di 600 persone che manifestano e sfilano per il centro del paese non si ha memoria, almeno in tempi recenti. Genitori, bambini, commercianti, docenti, politici, ma anche nonni e tanta gente che di figli a scuola non ne ha, ma sente tutto il peso del problema.
Un'atmosfera irreale, quella che si è creata di primo mattino, con un paese “chiuso” (serrande abbassate nei negozi) e radunato in largo Olimpico, dov'è cominciata l'emergenza giusto una settimana fa con il primo sequestro, quello dei container. Tutti lì per trasmettere l'impatto della tempesta a giornali e tv, con collegamento in diretta delle telecamere di Rai 3 di “Agorà”.
Emblematici cartelli e striscioni realizzati anche da bambini e ragazzi di propria iniziativa: “A noi non interessa la politica, vogliamo solo andare a scuola al mattino”; “I bambini hanno diritto all'istruzione in orari giusti e luoghi sicuri”; “Vogliamo i nostri diritti: una scuola sicura in orari normali”; “La frana millimetrica non ci fa paura, chi la guarda e la controlla sì”. E lo slogan “La scuola è un diritto”, pazientemente scritto anche su tante magliette. È stata fatta suonare una campanella simbolica, con gli alunni che hanno fatto per entrare arrestandosi poi davanti alla porta sigillata. «Ciò che ha disposto la magistratura è incontestabile – ha sottolineato Stefano Mapelli, presidente del Comitato genitori “Scuole nuove e sicure” - a questo punto però Provincia e Regione devono aiutarci a trovare soluzioni in tempi brevi per consentire ai nostri figli di studiare in luoghi giusti e orari dignitosi». «Non ci interessano in questo momento le responsabilità, vogliamo un'alternativa per permettere una vita normale a noi e ai nostri figli» ha continuato Paolo Orlando. Instancabile dall'inizio alla fine della manifestazione Sabrina Bonvicini, presidente del Consiglio d'Istituto, che ha ribadito in tutti i modi possibili le criticità della situazione: «Mandando gli studenti delle medie a scuola al pomeriggio le famiglie si ritrovano una vita capovolta – ha sottolineato – i figli perdono relazioni, non possono più fare sport, le ore stesse di lezione da 5 diventano 4 e diminuisce la capacità di apprendimento. Sono 20 anni che qui si trascina il problema scuole, ma non c'interessa addossare la croce sull'uno o sull'altro: chiediamo un aiuto agli enti superiori perché si normalizzi la situazione al più presto. A fine mese i docenti dovranno fare la scelta definitiva se rimanere in servizio o trasferirsi: rischiamo di perdere figure storiche, che hanno fatto grande la didattica a Serra».
Verso le 10 i manifestanti (efficacissimi i bimbi nella loro azione) sono partiti in corteo lungo via Val di Sasso fino al municipio, dove è stata fatta una sosta significativa prima del trasferimento nell'altra piazza. Poi mentre i bambini sono tornati in largo Olimpico, gli adulti sono rimasti in mezzo all'incrocio tra la Giardini e via Roma, occupandolo per una decina di minuti: altra cosa senza precedenti nella storia del paese.
«Io sono fiducioso – ha commentato Fabio Galli del Codacons – credo che per Serra si apriranno sviluppi positivi sulle scuole grazie a una Procura che ha avuto il coraggio di fare ciò che in Italia non fa nessuno». —
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