Modena, Mister Sportissimo va di volata: «Sotto questo sole... che bello pedalare»
Ha fondato il network dei negozi del pianeta ciclismo. «Gli scatenati delle Granfondo sono la minoranza, oggi andar in bici lo si fa soprattutto per passione, salute e cultura» La tecnologia porta le famiglie sui Passi di montagna o nei tour organizzati. C’è un mondo che ruota attorno al ciclismo
MODENA. «Il giorno più bello di questi trent’anni? Da quanto abbiamo iniziato questa avventura? Qualche mese fa quando abbiamo messo in sella un ragazzo privo di un braccio. E aver visto cambiare il nostro mondo non solo sul piano dei materiali usati ma, soprattutto per l’anima che lo traina ora. Lo ispira. Trent’anni fa dicevi ciclismo e pensavi agonismo, corse... Oggi si va in bici per stare bene, ammirare città, natura».
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Marco Bindini parla dal “manubrio” di comando di Sportissimo. Non un negozio di bici qualsiasi, ma la “clinica” del pedale. Dalle bici da corsa da dieci-dodici mila euro a quelle per bambini, da quelle assistite alle mountain bike il paradiso del ciclismo è qui. In via San Faustino.
Tutti insieme “sportissimamente” pedalando. Dal ragazzino che vuole come regalo la prima bici all’avvocato che qualche settimana fa ha realizzato uno dei suoi sogni: da Modena a Capo Nord. Quattromila chilometri in dodici giorni. Dite poco... Negozio e azienda è Sportissimo.
Dopo Modena ci fu lo sbarco a Carpi e dopo piazza Martiri è stato il turno di Vignola. Un piccolo network del pedale la cui storia è la fotocopia del boom avuto dal ciclismo in questi trent’anni.
«All’inizio il ciclismo era agonismo amatoriale. Granfondo. Gare. Poi l’onda lunga di questo sport è diventata altro. E oggi sposa in pieno anche il mio stile di vita, quello che sento e provo da sempre. Alla Granfondo 9 Colli su diecimila iscritti sa quanti sono gli agonisti? Coloro che la corrono per il tempo, la classifica... Forse mille. Gli altri sono la vera anima. Si va in bici per stare bene, perché la sofferenza di chi pedala, di chi macina chilometri, sale tornanti e passi alpini aiuta poi nella quotidianità. Nello spirito. La bici è una compagna di viaggio che non ti tradisce e ti dice che se vuoi tutto è possibile. Non devi mollare, anche quando sei solo con te stesso. E come lo sport il ciclismo ti insegna valori che ti porti dentro sempre...».
Trent’anni di amore sfrenato per il ciclismo, tra il bancone del negozio, il gruppo sportivo, l’assistenza ai clienti che poi diventano amici, condividendo la catena che si rompe, il conta chilometri che va in tilt, la caduta che ti fa il “crostone” sul braccio o peggio ti ingessa, la classifica che migliora e la scoperta di una città pedalando.
«Dopo il negozio venne il tempo del Gs Sportissimo, il gruppo sportivo. La nostra grande famiglia che mette insieme tutti. Da Fabio e tutti gli altri che sfrecciano a quelli che amano la bici come una moglie...».
Alt. Forse più della moglie perché c’è chi ogni anno o quasi la bici se la fa nuova. A suon di migliaia di euro. «Mediamente ogni 5mila chilometri chi è un amatore a tutto tondo, ama cambiarla. Ma....». Ma c’è chi “anticipa” il conta chilometri. Nella clinica i prezzi sono per tutti i gusti. Quelle da corsa top come i loro brand: Trek, Specialized, Cannondale e l’italiana Pinarello. Da 700-800 euro passare fino agli oltre diecimila è una volata.
«In trent’anni ho visto di tutto. Qualche dato e numero: se negli anni Novanta il peso di un modello arrivava a 7 chili e mezzo oggi siamo a un chilo in meno. Che è tanto. Dal cambio manuale sul telaio si è passati all’integrato a leva sul freno del manubrio poi a quello elettroassistito sempre con leva sul freno...».
Fino all’ultima novità wireless: i fili dentro e fuori il telaio non esistono più. Batteria, centralina elettronica, un impulso che parte e dà l’input al deragliatore. Tutto fatto, ma perché questa corsa sfrenata al dettaglio. In fondo cos’è lo sforzo di una piccola leva da far scattare?
«Specchio dei tempi ma soprattutto ricerca della perfezione. L’errore anche nella bici non esiste più. Siamo passati dall’acciaio, all’alluminio, al carbonio... Quelle da corsa sono come la Formula 1: il top raggiunto nell’agonismo viene poi trasferito ai modelli della nostra quotidianità».
Dalla bici da corsa a quella che ci porta al lavoro. A quella che noleggiamo quando visitiamo nuove città. «Fino all’inizio del Duemila le marche italiane erano le numero uno e avevano la fetta grossa del mercato. Con gli americani che occupavano il segmento delle mountain bike. Poi - prosegue Bindini - oltreoceano hanno capito che la bici era un fenomeno sempre più esteso, uno stile di vita e hanno iniziato a fare concorrenza con nuovi modelli anche nel segmento del ciclismo da corsa...».
Risultato: l’industria italiana ha perso il dominio del mercato, che ora parla americano. E il futuro?
«Il futuro è già qui con la bici assistita che sta moltiplicando, ogni giorno che passa, gli amanti delle due ruote con l’aiutino... Avreste mai immaginato qualche anno fa che vostra moglie sarebbe salita con voi sui passi Dolomitici? O che voi stessi, a digiuno di bici e sport, avreste potuto fare centro chilometri al giorno senza faticare più di tanto? Dai 600 euro ai 2500 euro oggi si può comprare una assistita che ti permette di fare fino a 130 chilometri prima di “ricaricare”. In Germania negozi come il nostro vendono già il 30% di questi modelli. In Italia il mercato è ancora al 6% ma cresce di mese in mese. E in fretta».
C’è tutto un mondo che “ruota” attorno al ciclismo. E che cambia. Va ripensato.
«La tendenza sarà sempre più rivolta all’utilizzo di questo mezzo, come accade già nel Nord Europa. C’è già una esplosione di offerte, tour operator che offrono viaggi in bici con tanto di navetta che ti porta le valigie e ti attende in albergo... Ma più banalmente ci sposteremo in città, per andare al lavoro sempre di più pedalando. “Assistiti”», profetizza Bindini che da via San Faustino dà un voto anche alla Modena che sbuffa sui pedali.
«Alla rete delle piste ciclabili della mia città do un bell’otto. Non siamo ancora a livello dei paesi del Nord Europa, ma ogni anno facciamo sempre meglio e abbiamo a disposizione più chilometri per pedalare in sicurezza». Duemilaseicento le bici vendute mediamente da Sportissimo ogni anno. Un gruppo sportivo che ha toccato quota 430 e che fa incetta di titoli tricolori, di “Prestigio” ovvero il Grande Slam del ciclismo. Eppure “Bindo” & Co. strizzano l’occhio anche al bambino e alla mamma e al papà che vuole pedalare in città o “scalare” con la sua mtb o bike “assistita” il più piccolo-grande Passo. Che sia Cima Coppi o Puianello non importa. «Chi ama il ciclismo lo ama per sempre e ama la vita. Il mio messaggio? Inforcate la bici all’alba e scoprite nuove città quando si stanno svegliando. Vedrete cose che voi umani non avete mai visto...». Sulle quattro ruote. —
GIANLUCA PEDRAZZI
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