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Ritratti col sorriso firmati Veronesi

M.F.

Parla di passioni, auto e arte, l’ultimo libro di Ferruccio Veronesi “Modena: motori e pittori” (Tipolitografia Berti e Parenti, 54 pagine, 6 euro). Con il solito acume, il giornalista e critico d’art...

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Parla di passioni, auto e arte, l’ultimo libro di Ferruccio Veronesi “Modena: motori e pittori” (Tipolitografia Berti e Parenti, 54 pagine, 6 euro). Con il solito acume, il giornalista e critico d’arte riesce sempre a strappare un sorriso, soprattutto quando parla di fatti e personaggi modenesi. Tante le notazioni di piccante ironia che, tuttavia, è scevra da intenti moralistici, anche perché l’arguto novantenne ama spaziare, con “divertissement” in vari campi e mette in guardia i lettori di non considerarlo scrittore, pur avendo scritto 13 libri. “Sono soltanto un cronista di paese – scrive il castelfranchese – noto nella ristretta cerchia di parenti e amici”.

Ama spaziare in vari campi, soprattutto in quello artistico, citando il maestro De Chirico, padre della metafisica, a cui contrappone il trasgressivo Catellan, l’artista del water d’oro. Offre un panorama confortante di scrittori (Cavani, Delfini, Pederiali…), e scultori (Magelli, Quartieri, Biolchini, Tavoni, Antonio Celestino Simonini…) del notro territorio, non dimenticando il grande Begarelli. Si sofferma su artisti, come Franco Vaccari, Wainer Vaccari e Giuliano Della Casa, la cui notorietà ha varcato i confini nazionali; su maestri del Novecento che, non malati di “ghirlandinite”, hanno riscosso grandi successi in altre città: Carlo Mattioli a Parma, Enrico Prampolini a Roma, Mauro Reggiani a Milano; su gallerie che hanno fatto la storia di Modena: la “Mutina” di Mario Roncaglia, la “Sfera” di Mario Cadalora, la “Darsena” di Luciana Leonelli e ora la Emilio Mazzoli”, di notorietà internazionale. Inevitabile chiedersi “perché questo tiepido interesse per l’arte a Modena?” Ma indiscusso è l’amore per il bello, anche nell’automobilismo. E viene citato anche il carrozzaio Scaglietti…

Veronesi non si sottrae ad evidenziare il turpiloquio anche in televisione. E alla fine traccia curiosi ritratti di artisti cari ai modenesi: Mac Mazzieri, la cui pittura, scrisse Dino Buzzati, “entra ed esce dal reame del mistero, ne esce e ne rientra perdutamente”; Vittorio Magelli, grandissimo talento plastico; Rolando Mazzoli con i suoi Luna-park; il trio inseparabile Molinari, Quartieri e Zanfrognini; Tino Pelloni, autentico maestro del chiarismo italiano, Lucietta Righetti che nel “naif ha preso il meglio: spontaneità, semplicità e fascinazione fiabesca; Lucio Riva, “maitre à penser”, che affascinava le giovani intellettuali della città; Bruno Semprebon, famoso per le sue nature morte, Simonini, eclettico e geniale; Tavoni, bravo plastificatore; Enzo Trevisi che soggiornò tre anni in un “gulag” siberano; il concettuale Franco Vaccari e Wainer Vaccari, con il teatrino dell’asssurdo; Ermanno Vanni e “la dolce vita romana”; Pino Vecchiati “maestro del monotipo”, Mario Venturelli istintivo; e Beppe Zagaglia con “un occhio sulla città”. —

M.F.

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