Omicidio alle porte di Modena, c’è un indagato: i Ris in casa sua
Accertamenti su un uomo di Savignano collegato alla giovane uccisa e bruciata a S.Donnino. Il procuratore: «Noi lavoriamo in silenzio»
MODENA. Delitto di San Donnino: la Procura sceglie la strada del silenzio sulle indagini frenando così l’ottimismo che trapela al comando dei carabinieri: non tutto è ancora concluso e anzi ci sono ancora tante verifiche da fare prima di dire che si è arrivati a un punto fermo.
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Che, ad oggi, non si ritiene ancora raggiunto. Tuttavia, le indagini hanno preso un indirizzo preciso. C’è un modenese indiziato. La sua abitazione - un appartamento a Savignano - è stata sottoposta a perquisizione e a rilievi da parte dei Ris di Parma. I carabinieri in tuta bianca sono stati visti nell’abitazione della palazzina e dentro il garage in cerca di reperti utili alle indagini.
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Il sospettato è stato sottoposto a più interrogatori da parte dei carabinieri. Non si conosce però né quali sono le accuse nei suoi confronti né l’esito degli accertamenti o delle sue dichiarazioni.
È presto, insomma, per trarre conclusioni su un delitto che richiede indagini complesse proprio perché l’assassino ha cercato di cancellare le tracce: come ha spiegato ieri il procuratore Lucia Musti, sul caso è impegnata tutta l’Arma dei carabinieri di Modena, nessuno escluso. Pare evidente che gli investigatori hanno però un’idea precisa di chi sia la giovane uccisa e poi trasportata e bruciata nello squallido spiazzo vicino al Panaro e ai laghetti Vivinatura dove si trovano giorno e notte scambisti e clienti di prostituzione maschile e femminile.
L’identificazione potrebbe essere già avvenuta e quindi i sospetti si sono addensati sul modenese residente a Savignano, una persona senza precedenti con lavoro regolare e famiglia. Sarebbe collegato in qualche modo alla vittima.
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E proprio i legami tra i due sono al centro ora degli accertamenti dei carabinieri: per un caso del genere, così raccapricciante e con un accusa di omicidio volontario con l’aggravante della crudeltà e quella dei futili motivi nonché per la distruzione di cadavere, sono necessarie prove molto solide. Ed è ciò che giustamente la Procura vuole ottenere prima di accusare pubblicamente qualcuno.
Come ha spiegato il procuratore Lucia Musti: «In riferimento alle indagini condotte dalla Procura stiamo lavorando giorno e notte con i carabinieri che mettono a disposizione tutta la loro professionalità e coi Ris di Parma. Abbiamo deciso di lavorare in silenzio perché riteniamo che questa sia la strada da percorrere di fronte a un delitto come un omicidio contraddistinto su profili sui quali dobbiamo continuare a lavorare. Non abbiamo la sfera di cristallo e non siamo in grado di indicare quando dire qualcosa, anche se capiamo che è interesse di tutti ed è anche nostro farlo. Non possiamo dire se ci saranno buone sorprese. Abbiamo al lavoro tre magistrati della Procura, me compresa, e tutta l’Arma di Modena. E lavoriamo in silenzio». —
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