Chiesti 2mila anni di condanne «Ma la Procura ha travisato»
«Il pubblico ministero travisa». Un attacco diretto, quello dell’avvocato Luca Pastorelli, all’accusa che vorrebbe pesantemente condannato (a 17 anni) il petroliere Gino Gibertini. Il quale, si...
«Il pubblico ministero travisa». Un attacco diretto, quello dell’avvocato Luca Pastorelli, all’accusa che vorrebbe pesantemente condannato (a 17 anni) il petroliere Gino Gibertini. Il quale, si ricorderà, vantava un credito dal cliente Melchiorri, che aveva inutilmente tentato di recuperare attraverso azioni legali. L’accusa è che, con una fittizia cessione di credito ad un suo conoscente, Antonio Silipo, questi si fosse avvalso nel 2012 della collaborazione del boss Nicolino Sarcone per recuperare con metodi ben più efficaci buona parte di quel credito, per poi riconsegnarlo a Gibertini. Insomma, la cessione del credito (5mila euro per circa 50mila) era in realtà il pagamento della provvigione al clan. L’avvocato ha ribadito ieri nel pomeriggio trattarsi di un normale accordo di cessione del credito tra l’altro basato su uno schema elaborato dallo studio commercialistico Rossini di Modena, e normalmente adottato dalla ditta Gibertini per «ragioni fiscali - ha detto Pastorelli - e per la maggiore velocità nella riscossione dei crediti» da parte di una azienda che tuttora soffre pesantemente gli insoluti.
Il prof Filippo Sgubbi a sua volta ha negato che tantomeno a quella riscossione si possono dare i precisi connotati dell’aggravante con metodo mafioso contestata dalla Dda, visto che non c’è stata «nessuna coartazione» da parte di Silipo per farsi pagare il debito ricevuto da Gibertini, semmai «una sollecitazione o una insistenza» che nulla hanno però di mafioso. All’udienza di ieri hanno parlato anche altri difensori, tra i quali l’avvocato Pasquale Miraglia, difensore di un altro imputato modenese, quel Vincenzo Mancuso di Ravarino (chiesti 18 anni di pena) imputato per avere favorito un’altra estorsione: «Non c’è alcun vincolo che lega Mancuso a Sarcone», ha affermato Miraglia, ribadendo che anche episodi d’accusa sono stati ricostruiti con date e contesti sbagliati. Ha parlato di «affanni per dimostrare reati che non esistono».
Insomma, gli ultimi colpi di questo lunghissimo dibattimento non sono mancati. Ora i giudici si prendono una pausa, per cominciare a scrivere.
In aula si torna l’11 ottobre, mentre il 16 è in programma, con l’intervento di alcuni imputati, l’atto finale di un processo immenso. Da una pare la richiesta di quasi 2000 anni di reclusione, dall’altra le variegate tesi per negare l’esistenza di una cosca nostrana, e la sua collusione con la gente dell’Emilia. —
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