Dinamite, così la vecchia torre si sbriciola
Dopo più di 60 anni demolito il manufatto dell’acquedotto: era in cemento armato e alto 40 metri. Dal 2008 era inutilizzato
A mezzogiorno in punto un boato sordo. Poi la torre dell’acquedotto di San Donnino si è accasciata nella campagna adiacente. Così, nello spazio di pochi secondi, è stato fatto esplodere e abbattuto un edificio in cemento armato che ormai aveva fatto il suo tempo, sia in termini di utilità sia, soprattutto, da un punto di vista paesaggistico.
Era la torre piezometrica dell’acquedotto, costruita a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta (nei documenti del Comune non si è trovata la certezza sull’anno della costruzione) e che fino al 2008 è stata in funzione, per poi essere sostituita da sistemi elettronici più moderni e decisamente meno invadenti.
D’altronde quel manufatto alto una quarantina di metri non solo era brutto, ma anche potenzialmente pericoloso, in quanto necessitava di costante monitoraggio. Da qui la decisione di abbatterlo, un destino comune a tutte queste torri che vediamo ancora sparse qua e là in città e in provincia.
DINAMITE GELATINOSA
Della demolizione si è occupata Hera, che ha affidato il compito alla ditta veneta Geodem-ambiente srl. Ma a far esplodere letteralmente la torre è stata la piacentina Tecnomine, con in testa Luca Zandonella, un giovane ingegnere di 30 anni, che da quando ne ha 18 fa il fochino, ovvero il tecnico specializzato che, dopo il conseguimento di un patentino, può maneggiare esplosivi.
«Tutto è andato alla perfezione - dice pochi minuti dopo l’esplosione - Ho utilizzato della dinamite in forma gelatinosa, circa 2,5 chili». Il segreto per orientare la caduta del manufatto, è minarne un solo lato: in questo caso le cartucce da 25 millimetri di diametro sono state inserite in cinque degli otto pilastri della torre attraverso fori praticati appositamente e collegate ai 25 detonatori. Le esplosioni sono state simultanee e la torre si è adagiata verso la campagna, salvaguardando così la vicina polisportiva e le due abitazioni più adiacenti.
«Il tutto per un costo di 5 euro al chilo per la dinamite - specifica Zandonella - Siamo contenti dell’esito finale, con una caduta che ha ricalcato i progetti».
24 CAMION DI DETRITI
Ora serviranno una decina di giorni per rimuovere i detriti che sono circa 280 metri cubi di materiale, prevalentemente cemento armato. Un totale, per avere un’idea, di 24 camion. «Tutto è andato secondo le nostre aspettative - specificano Maurizio Paravelli e Carlo Falconi di Hera - La torre era ormai in disuso, perciò inutile. Pochi secondi per farla cadere, che però nascondono mesi di preparazione». —
GIB
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