“Piccoli atei crescono” Sale il numero di chi non crede
Al Centro Pastorale San Francesco incontro col sociologo Franco Garelli «Negli ultimi quindici anni forte aumento di giovani indifferenti al tema»
FORMIGINE
“Piccoli atei crescono” è il titolo del saggio che Franco Garelli, docente di Sociologia dei processi culturali all’università di Torino, ha presentato al Centro Pastorale San Francesco di Formigine assieme a Giuliano Gazzetti, vicario generale della diocesi di Modena-Nonantola.
Il sociologo della religione, attraverso l’analisi di millecinquecento persone tra i 18 ed i 29 anni e centocinquanta interviste qualitative, ha tracciato un quadro della religiosità moderna tra i giovani italiani.
«Una delle precisazioni fondamentali da tenere a mente - ha sottolineato lo studioso - riguarda la necessità di rendersi conto di ciò che sta accadendo senza restare ancorati a modelli passati, all’idea di un’età dell’oro che ci impedisca di vedere il presente con occhio obbiettivo. Il mondo vissuto da questa coorte è infatti caratterizzato da una grande pluralità religiosa, un’eterogeneità che offre anche maggiori opportunità di movimento e sperimentazione individuale, che possono portare a scelte diverse da quella della religione cattolica». Il dato emerso dall’analisi rimanda infatti ad un 30% di giovani che si auto-definiscono atei, agnostici o indifferenti rispetto alla religione, una percentuale che rappresenta il doppio rispetto a quindici anni fa ma che comunque non raggiunge le percentuali di altri paesi europei, dove circa metà della popolazione rientra in questa categoria.
All’interno di questa cifra, poi, Garelli attua una suddivisione in tre categorie: gli “atei forti” sarebbero quelli sufficientemente convinti del proprio ateismo, seguiti dagli “atei deboli”, ovvero coloro che si definiscono tali più per adeguarsi ad una moderna tendenza che per una reale convinzione religiosa, ed infine gli “atei anticlericali”, che non sono necessariamente antireligiosi ma che vivono la chiesa come ingombrante ed invasiva su questioni di ordine morale o politico. Dalle indagini è poi stato riscontrato che, in opposizione alla categoria appena esposta, circa il 15% dei giovani italiani sono molto coinvolti e attivi all’interno del mondo cattolico, una minoranza rispetto al passato ma che mostra forti tratti di convincimento rispetto al restante 1/3 di giovani credenti, che vivono una religiosità più di matrice etnico-culturale, ovvero credono più per tradizione che per una reale fede cattolica. Per ciò che concerne altre professioni religiose, specie quelle asiatiche ed orientali, l’indagine riporta che sono in pochi a riconoscervisi spiritualmente, preferendo rientrare nella prima categoria dei non credenti. L'esposizione ha poi evidenziato come il mondo in cui vivono i giovani adulti sia un mondo di interazione ma anche e soprattutto di reciproco riconoscimento. Il 70% degli atei - è stato ricordato nell’incontro formiginese - ritiene che sia possibile credere in Dio, mentre la stessa percentuale può essere riscontrata tra i credenti rispetto all’ateismo, con una generale apertura a religiosità e credenze diverse ed un forte rifiuto di qualunque matrice di fanatismo. Quest'ultimo concetto, unito ad una generale riflessività ed autocoscienza, traccia un quadro della moderna spiritualità giovanile italiana, che si interroga e soprattutto si apre al prossimo ed alla differenza. —
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