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Gasparini a Roma per la tutela delle donne sole «Non sono oggetti»

Valeria Cammarota
Gasparini a Roma per la tutela delle donne sole «Non sono oggetti»

L’assessore protagonista al Senato contro il decreto-Pillon Oggi consulta dell’integrazione. Benatti: «Votate Sabrine»

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Carpi si schiera a favore delle donne e lo fa su due fronti che, seppur paralleli, non mancano di punti di contatto. L’uno è rappresentato dall’impegno dell’assessore alla Scuola e Pari opportunità Stefania Gasparini nel portare a Roma gli argomenti che dimostrino quanto il ddl Pillon sulla revisione della separazione e dell’affido condiviso dei figli riporti indietro l’Italia in materia di diritto di famiglia; l’altro è impersonato dal consigliere Roberto Benatti che, in vista del rinnovo degli organi della Consulta per l’Integrazione in programma oggi all’auditorium Loria, propone di darle reale rinnovamento eleggendo a presidente Sabrine Mansour, la giovane che in questi giorni si è vista negare la sala di un circolo in ragione della sua nazionalità marocchina. In attesa di conoscere l’esito di queste ultime votazioni, è un dato di fatto il viaggio di Stefania Gasparini per chiedere il ritiro del ddl.

«Non si tratta di una rivendicazione femminista in stile anni '70: non si vogliono negare i problemi delle separazioni difficili. Semplicemente, il disegno di legge Pillon non è la soluzione per i padri in difficoltà, non aiuta loro e non migliora nemmeno la vita delle madri in difficoltà. Cosi come non pensa ai figli».

Con queste parole l’assessore commenta la trasferta che martedì l’ha portata in Senato, insieme alle donne di #TowandaDem (l’associazione che raccoglie le donne dem), per partecipare alla conferenza stampa organizzata contro il disegno di legge sulla “bigenitorialità perfetta”, come ama definirlo il senatore leghista. Il ddl, che ha iniziato il suo iter alla commissione Giustizia, ha sollevato un vespaio in ragione dei punti che prevedono, in caso di separazione, la cancellazione dell’assegno di mantenimento per i figli in favore di una contribuzione puntuale sulle spese, che andrebbe a danno del genitore più povero, di solito la madre; l'introduzione della mediazione familiare obbligatoria; una uguale suddivisione dei tempi trascorsi da ciascun genitore con il figlio. «È una proposta che non mette al centro il bene delle persone, ma che rappresenta invece l’ideologia di una famiglia che non esiste e di un ritorno al passato che non affronta i problemi reali - spiega Gasparini - Non si vuole negare che determinate tematiche vadano aggiornate, ma riteniamo non sia questo il modo giusto. Se questa proposta di legge dovesse proseguire il suo percorso parlamentare, sarebbero le donne le più penalizzate. L’appello che facciamo, ovvero quello di bocciare la proposta, è trasversale: non sono poche le donne del Movimento 5 Stelle o a gruppi di destra che vi si oppongono recisamente, tra queste anche la deputata di Fi, Carfagna». —

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