Gli Amici delle Ex Fonderie: «Adesso avanti col recupero»
Giorgio Prampolini, ex lavoratore e presidente della associazione per salvare le ex Fonderie di Modena, diede il là all’ipotesi Dast: «Un progetto partecipato che merita di arrivare finalmente al traguardo»
MODENA. Per le ex Fonderie di via Ciro Menotti, area in degrado da un trentennio al fianco della Maserati nel quartiere Crocetta, arriva il progetto del Comune che conferma quanto anticipato dalla Gazzetta di Modena due giorni fa. E l’idea ottiene il plauso di Giorgio Prampolini, presidente degli Amici delle ex Fonderie davanti alle quali il 9 gennaio 1950 avvenne l’eccidio di 9 operai durante scontri con le forze dell’ordine.
Il Comune, spiega una nota, «ha candidato il primo stralcio dei quattro dell’intervento sulle ex Fonderie al bando regionale sulla Rigenerazione urbana con l’obiettivo di ottenere un finanziamento di un milione e mezzo di euro, il massimo possibile. Il progetto del primo stralcio che riguarda esclusivamente il recupero della Palazzina per ospitare la sede dell’Istituto storico, ha un valore complessivo di tre milioni e 700 mila euro. Il progetto, infatti, si inserisce nel cosiddetto Dast, il Distretto per l’accelerazione e lo sviluppo della tecnologia, sviluppato negli anni scorsi anche con un percorso partecipato, che ora, oltre all’Università, vede tra i partner anche Fondazione Democenter-Sipe e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena».
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Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, dunque, ha “rispolverato” il vecchio progetto partecipato del 2009, quando primo cittadino era Giorgio Pighi e assessore all’urbanistica Daniele Sitta. Quei lavori poi non si fecero, soprattutto per motivi economici, nonostante un progetto di Sofia Cattinari avesse vinto una gara progettuale per la riqualificazione dello spazio. «Il sindaco - spiega Giorgio Prampolini, ex lavoratore delle Fonderie che in passato erano una eccellenza europea nel loro settore - ce lo aveva promesso sei mesi fa e vedo che va avanti".
"Gli telefonerò per dirgli che ha mantenuto la parola. Mi pare che vada bene la ripresa del Dast (acronimo che stava per design, arte, scienza e tecnologia) come base da cui partire visto che questo progetto era uno dei pochissimi nati dalla democrazia dal basso al tempo degli assessore Frieri, Sitta, Marino. Bene anche torni l’università. Certo, il Dast va aggiornato, partendo dalla importante Palazzina uffici dove nell’Istituto storico serve uno spazio dove ci siano riferimenti precisi alla storia di questo luogo che valorizzi storia e il lavoro che si faceva. Coinvolgiamo anche Confindustria e le associazioni delle coop visto che le aziende cercano sempre un’aula magna, un luogo dove esporre i loro prodotti».
Critico invece Giuseppe Pellacani, coordinatore regionale di “Energie per l’Italia” e consigliere comunale a Modena: «È l’ennesimo annuncio sul recupero delle ex Fonderie e a me le minestre riscaldate sono indigeste. Non è forse tale presentare ad un bando regionale per il recupero delle ex Fonderie un progetto come il Dast approvato nel 2009 dall’allora sindaco Pighi? Viene salvato il nome Dast, ma modificato il contenuto con una confusa quanto generica identità e ovviamente ‘funzioni residenziali’ (alla faccia del saldo zero).- commenta - Il classico mix politica e affari. Saranno soldi sprecati, nel senso che il servizio reso alla città sarà ben poco rilevante. C’era tempo fa l’idea suggestiva, interessante, lungimirante e culturalmente innovativa: creare alle ex Fonderie una Città della Musica con le scuole di belcanto e il Vecchi-Tonelli, idea avanzata dal maestro Massimo Carpegna, un’autorità del mondo musicale modenese e da un uomo di cultura come Roberto Armenia. —
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