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Bus, edilizia scolastica, alternanza: gli studenti dicono basta

Gabriele Farina
Bus, edilizia scolastica, alternanza: gli studenti dicono basta

L’assemblea regionale della Rete degli Studenti Medi tenuta a Modena mette in luce i problemi irrisolti della scuola: «Fermate i disinvestimenti nel settore istruzione, si tratta del nostro futuro»

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MODENA. «Basta disinvestimenti nella scuola pubblica». Con l’arrivo dell’autunno e la ripresa delle lezioni gli studenti tornano a far sentire la propria voce. Allo Spazio Nuovo di viale IV Novembre la denuncia parte dalla Rete degli Studenti Medi dell’Emilia-Romagna.

«Il depauperamento della scuola pubblica è iniziato negli anni Duemila con la riforma Moratti – tuona Camilla Scarpa, coordinatrice regionale uscente della sigla – ed è proseguita con le riforme Gelmini e Renzi. Per anni la scuola è stata considerata la principale fonte di estrazione di risorse pubbliche e contro tale logica ci siamo mobilitati».

Le mobilitazioni hanno riguardato punti nevralgici delle scuole modenesi: le strutture, i riscaldamenti, i trasporti, l’alternanza scuola-lavoro. La Rete ha dato battaglia e ne preannuncia di nuovi sulla scorta di numeri tutt’altro che rassicuranti. Su duemila studenti, il 20% ha confessato in un’indagine di due anni fa di soffrire il freddo nelle aule e il 35% ha assistito al crollo di pezzi a scuola. Per nove intervistati su dieci i bus sono troppo affollati e uno su cinque ha speso oltre trecento euro per gli abbonamenti. L’alternanza scuola-lavoro ha portato un intervistato su due a seguire percorsi non coerenti agli studi e uno su cinque a non avere assicurazioni nel corso dell’attività.

«Il problema dell’edilizia scolastica è stato più volte denunciato – aggiunge la Scarpa – perché gli edifici sono sempre più fatiscenti e non consentono di avere spazi sicuri. Vi sono problemi di riscaldamento e infiltrazioni d’acqua, spesso le aule non sono adeguate allo studio. In regione almeno quattro aziende gestiscono i trasporti locali, quindi c’è una grande disomogeneità. Il problema principale riguarda il costo altissimo degli abbonamenti. I mezzi sono spesso vecchi, le corse dedicate ai trasporti scolastici limitate».

Capitolo dolente l’alternanza scuola-lavoro introdotta dalla legge 107/2015. «Sempre più spesso si trasforma in sfruttamento – prosegue la giovane – perché gli studenti sono mandati a lavorare in alberghi, campi e bagni nelle spiagge come se fossero lavoratori dipendenti, ma senza tutele e senza salari. Non è un elemento di grave problematicità soltanto per noi, ma anche per i posti di lavoro che si perdono». La coordinatrice uscente ha segnalato gli abbandoni scolastici perché «i costi esorbitanti portano spesso le famiglie più povere a far interrompere la scuola ai figli il prima possibile. Dal 2005 a oggi hanno abbandonato la scuola tre milioni e mezzo di studenti, così il 30% degli studenti è scomparso dal sistema italiano».

Per Scarpa «l’Italia ha una situazione drammatica perché è tra gli ultimi posti per le percentuali d’investimento nella scuola in rapporto al Pil». I dati del 2017 pongono il nostro Paese al terzultimo posto nell’Unione Europea con un valore percentuale del 4%, poco più della metà di quanto investito da Danimarca (7%), Svezia (6,5%) e Belgio (6,4%). «Gli studenti possono fare tanto – incoraggia Francesco Martinelli, rappresentante della Rete – e sotto vari aspetti, dalle piccole iniziative all’azione sindacale nelle scuole». —

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