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Cpl, il manager al giudice: «I soldi della Tunisia per serate di cameratismo»

Cpl, il manager al giudice: «I soldi della Tunisia per serate di cameratismo»

Il faccendiere Simone  ritratta le accuse ma spiega  durante l’interrogatorio al processo di Modena le ingenti spese “particolari”  che, racconta, non c'entrano con fondi neri

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CONCORDIA. «Presidente, alla sera facevamo “cameratismo”...».

Francesco Simone, il faccendiere imputato al processo di Modena con gli ex vertici di Cpl, usa questa espressione durante l’interrogatorio davanti al Tribunale. Motivo: giustificare una delle fatture da decine di migliaia di euro che l’azienda gli pagava, anche in anticipo rispetto agli incarichi assegnati.

FONDI NERI? In questo caso una fattura di 20mila euro. La tesi di accusa è nota: Cpl versava a Simone - per operazioni di fatto inesistenti e fumose - svalangate di soldi, che poi tornavano in Italia attraverso Simone quali fondi neri da destinare ai vertici di Cpl, più che alla coop in quanto tale.

O CAMERATISMO? Al processo sul punto si è discusso del pagamento di 13mila euro che Verrini (dirigente Cpl e a sua volta imputato) ricevette da Simone. Il quale, per negare l’operazione “fondi neri” ha evocato anche il ... cameratismo. Spiegando insomma che in Tunisia si faceva serata e che quei fondi versati a Verrini rappresentavano la compensazione di spese di quel tipo. Di quale tipo specifico, e a che prezzi per le singole voci si trattasse nessuno ha inteso chiederlo giovedì in udienza, nonostante il clima spesso contaminato da gestualità plateali, irrefrenabili interventi, ironie e battibecchi.

LE BELLE SERATE. E così Simone e Maurizio Rinaldi hanno ritrattato la confessione sui fondi neri, rinnegando le dichiarazioni dei precedenti interrogatori. Una ritrattazione che piega il processo a favore delle difese. Ma che al tempo stesso lascia intendere il via vai di soldi a palate di cui lo stesso Simone ha parlato. Affermando però che fatture di pagamento da 40mila euro e più a botta, a suo favore, costituivano «cifre ridicole nel bilancio Cpl, se la finalità fosse stata davvero quella di creare fondi neri». Ma oltre alle serate, cosa ci faceva Simone con tutti quei soldi, prima dell’arresto? Un impenetrabile “vedo persone, faccio cose”, che per Simone si traducevano in regalie, cene, costosi incontri con funzionari di stato del Magreb, cercando di carpire affari e progetti funzionali alla espansione imprenditoriale di Cpl. Non solo. Al processo Simone - citando nomi, conoscenze ed entrature ad ogni livello - è stato chiamato a ricordare le regalie in prefettura a Modena. E ha ricordato i nomi di Lambertucci e Ventura.

Che rilevanza penale abbia tutto questo si vedrà, ma ne scaturisce un quadro intrigante di come va un certo mondo. Un mondo... cameratesco. —


 

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