Frassinoro. Così l’arte di Tazzioli rende onore ai boscaioli morti
Completato il monumento-tomba realizzato a Piandelagotti in memoria dei dodici uomini scomparsi in Corsica nel 1927
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FRASSINORO. Il monumento dedicato ai boscaioli è compiuto, coronando un sogno inseguito per più di 40 anni. È stata inaugurata ieri la grande stele dedicata ai 12 emigranti morti l’8 febbraio 1927 in Corsica. Piandelagotti (Frassinoro) si è stretto in un grande abbraccio collettivo prima in piazza, dove dalle 15 si sono tenuti i discorsi (presenti la consigliera regionale Luciana Serri, i sindaci di Palagano, Montefiorino, Polinago e Fiumalbo e da Prignano il consigliere Walter Telleri), seguiti da una toccante rievocazione della tragedia affidata alla voce di Luca Marcolini e alle tastiere di Marco. Poi l’interminabile corteo fino al cimitero (aperto dalla banda di Montefiorino e dal coro dei monaci dell’Abbazia) dove l’opera dello scultore Dario Tazzioli è stata posta sopra il basamento realizzato dai volontari in cui le 12 cassettine con i resti (rientrati il 2 dicembre 2017) erano state traslate due settimane fa.
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«È il tributo che tanto abbiamo voluto per i nostri boscaioli – ha sottolineato il sindaco Elio Pierazzi – reso possibile innanzitutto dalla tenacia di Ferdinando Lunardi, il presidente del comitato Vittime della Corsica che in questi anni ha “tenuto il ferro caldo”, come si dice, spronando di continuo per il rientro delle salme. È stato un grande lavoro di squadra, per cui voglio ringraziare l’ex senatore Stefano Vaccari, la Serri che è stata essenziale per trovare le risorse, Telleri che già anni fa sollevò il caso assieme al compianto Antonio Parenti, i sindaci qui presenti, la Provincia, le onoranze Gianni Gibellini e tutti i volontari. E Dario per un’opera stupenda».
È stata realizzata con 20mila euro, di cui 13mila dalla Regione e il resto da fondi comunali e donazioni. È un monolite in pietra arenaria di 2,5 tonnellate, alto 2 metri, su cui Tazzioli ha inciso (capilettera in rame e oro) su tre lati i nomi delle vittime e nel quarto quello dei sette superstiti.
«Ho voluto una forma irregolare a richiamo di queste montagne – ha spiegato – e una superficie convessa come se si “gonfiasse” del palpito di queste vite spezzate nel fiore degli anni». —
DANIELE MONTANARI .
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