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Cade in bagno a Modena, fa cause e perde: non c’è prova che fosse bagnato

Carlo Gregori
Cade in bagno a Modena, fa cause e perde: non c’è prova che fosse bagnato

Il giudice nega richiesta di risarcimento a cliente di un bar: «Non basta dire che si è scivolati». Sentenza analoga per un moschettone difettoso che provocò una caduta

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MODENA Per essere risarciti dai danni di una caduta nel bagno di un locale pubblico è necessario dimostrare almeno che il pavimento fosse bagnato. Non basta dire che capita spesso che i bagni pubblici siamo scivolosi, anche perché chi li utilizza dovrebbe allora essere più prudente a camminare.

Così come non basta sostenere che la caduta durante un’arrampicata in palestra è avvenuta perché un moschettone legato alla corda noleggiata dalla palestra era difettoso: bisogna provarlo.

Questo il nocciolo simile di due recenti sentenze del Tribunale Civile di Modena che hanno respinto le richieste di risarcimento di clienti che sono caduti facendosi male e sostenendo spese mediche e cure. Casi abbastanza tipici che dimostrano ancora una volta che spetta a chi fa causa portare le prove di quanto dice e delle condizioni che hanno provocato il danno da risarcire.

Il primo caso è accaduto nel dicembre 2013 in un locale commerciale fuori Modena. Un cliente lamentava al giudice si essere caduto all’uscita del bagno scivolando sul pavimento bagnato e che non c’era nulla che indicasse il pericolo.

Secondo il giudice l’accusa non è provata «in quanto è senza altro vero che A.L. è caduto, ma è anche vero che la fattispecie di responsabilità richiede che sia dimostrato il nesso tra la cosa custodita (il bagno), intesa nella sua pericolosità intrinseca». Ma queste caratteristiche sono state solo annunciate da A.L.: nessun testimone ha confermato che il pavimento sul quale A.L. sarebbe scivolato era bagnato. Il cliente del locale ha anche aggiunto che «è massima di comune esperienza che le superfici dei locali pubblici si presentino bagnate o viscide». E che i clienti vanno e vengono anche solo per lavarsi le mani e quindi l’acqua resta sul pavimento. «A seguire fino in fondo questo ragionamento - scrive il giudice - si dovrebbe concludere che all’ingresso dei bagni di tutti i locali sia sempre necessaria l’apposizione dei segnali di pericolo», ma questo non avviene se non quando il pavimento è davvero bagnato. Per questo A.L., consapevole del rischio, avrebbe dovuto essere più cauto.

Causa analoga per il cliente di una palestra dopo una caduta rovinosa per quattro metri da una parrete durante una arrampicata indoor con corda e moschettoni riportando serie lesioni. Il giudice non accoglie la richiesta di risarcimento per un motivo identico: non ci sono sufficienti testimonianze o prove che il moschettone apertosi improvvisamente lo abbia fatto precipitare perché era difettoso o manomesso da una fascetta. Quindi non si è formata la prova di una relazione tra l’oggetto “in custodia” della palestra e la caduta.

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