Castelfranco, i testimoni: «Che spavento per quello sparo È ora di finirla»
Baristi e residenti in strada dopo il ferimento del giovane «Stava attraversando quando abbiamo sentito il rumore e poi visto i soccorsi»
CASTELFRANCO «Poco prima delle 20,30 ho accompagnato a casa una mia collega che staccava il turno. Quando sono tornata, alle 20,40, i clienti mi hanno raccontato ciò che era successo. Hanno visto quel ragazzo, giovane e straniero, che mentre attraversava le strisce pedonali davanti al tabacchino che c’è qui di fianco a noi, per raggiungere i portici dall’altra parte della strada, è stato centrato da un proiettile all’avambraccio. Il colpo è partito da qualcuno su una macchina che, rallentando, ha abbassato il finestrino e con una pistola gli ha sparato. Il ragazzo è finito a terra e poi sono stati chiamati i soccorsi. Così sono subito arrivati un’ambulanza, i vigili e due pattuglie dei carabinieri. Eravamo ancora aperti per puro caso. Solitamente chiudiamo alle 20 ma ci siamo dilungati nel pulire i frigo e purtroppo abbiamo assistito in diretta alla sparatoria». Questa la testimonianza di un’altra barista della pasticceria Montecuccoli sul sabato sera da Far West vissuto in centro.
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Che a Castelfranco la situazione sia ad alto rischio lo confermano anche altri residenti tra cui un’anziana. «Abito in una laterale di corso Martiri, ero sul balcone e quando ho sentito lo sparo mi sono spaventata a morte - racconta una vedova 79enne - ho visto quel ragazzo a terra e poi la macchina fuggire sulla via principale. Dopo è arrivata un’altra auto, forse di qualche familiare del giovane, e infine l’ambulanza che l’ha soccorso. In questo paese non si sta più tranquilli né fuori né dentro casa. Ci vorrebbero più controlli delle forze dell’ordine: c’è troppa gentaglia che gira indisturbata. La vedo sempre con delle sportine di birra vagare per il centro e spacciare. E adesso anche la sparatoria. Vivo qui da quando avevo 15 anni ed io e mio marito ci siamo trasferiti dalla provincia di Salerno: abbiamo lavorato entrambi come degli asini da soma. Ci si dovrebbe sciacquare la bocca quando si parla di noi “marocchini” perché almeno dal sud siamo venuti al nord per lavorare. Ora invece ho paura: in questi anni ho visto cambiare Castelfranco e solo in peggio». —
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