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IL CASO 

Acque agitate a “Portobello” ora i volontari sono in fuga

Luca Gardinale

La nomina dell’ex segretario Pd Paolo Negro a direttore del mercato solidale  agita la “base” del progetto che nel 2017 è passato alla gestione di Porta Aperta

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Qualcuno l’ha presa bene, qualcun altro… un po’ meno, tanto da lasciare di punto in bianco. Del resto, la “fuga dei volontari” non è propriamente cosa di oggi, dal momento che sono ormai due anni che il cambio di rotta, oltre a modificare sostanzialmente la natura del progetto, ha portato associazioni e volontari a lasciare. Un caso chiamato Portobello, il progetto di comunità nato nel 2011 con l’emporio sociale di via Divisione Acqui e con una serie di servizi che vanno dalla consulenza per la gestione del bilancio familiare al supporto per la rinegoziazione dei mutui, passando per la difesa dei consumatori e l’aiuto a chi ha problemi di lavoro.

Un servizio molto importante, insomma, in una fase in cui gli effetti della crisi sulle famiglie sono tutt’altro che esauriti, anche se il rapporto con alcuni volontari sembra essersi incrinato per diversi motivi. Partendo dalla fine, almeno in termini di tempo, a diffondere qualche malumore tra i tanti volontari che fanno “vivere” il progetto è stata la nomina “politica” del nuovo direttore, figura introdotta di recente: a dirigere Portobello da qualche settimana è infatti Paolo Negro, ex segretario provinciale del Partito democratico ed ex segretario particolare dell’europarlamentare Cécile Kyenge.

Un nome piuttosto importante, insomma, e soprattutto un nome che ha lasciato perplesso più di un volontario, che avrebbe gradito una direzione affidata a un rappresentante delle associazioni stesse che hanno fatto nascere Portobello. E proprio qui emerge il secondo problema, nato un anno e mezzo fa, quando la natura stessa del progetto si è trasformata radicalmente: l’emporio e tutti i servizi connessi sono infatti passati dalla gestione originaria, quella di una rete di 24 associazioni - da Porta Aperta ad Auser, dal Csi Modena volontariato alla associazione Papa Giovanni XXIII, da Avis Modena all’Associazione carcere città - alla gestione diretta dell’associazione Porta Aperta, che formalmente ha preso in mano Portobello da luglio 2017.

Una scelta che non è piaciuta a diversi dei fondatori del progetto, convinti che il servizio sia stato “snaturato” passando dalla rete di associazioni all’emanazione diretta di Porta Aperta, mentre diverse delle associazioni promotrici e partner se ne sono andate. Tra i più critici c’è Maurizio Davolio, vicepresidente Auser (l’associazione per l’Autogestione dei servizi e la solidarietà e per la promozione dell’invecchiamento attivo, attualmente presieduta dall’ex capogruppo Pd Michele Andreana) e rappresentante dell’organismo di controllo del Centro servizi per il volontariato di Modena: «Portobello - spiega - ha cambiato pelle senza che ci sia uno straccio di documentazione sul momento in cui le associazioni hanno deciso di lasciare tutto a Porta Aperta». Ma i cambiamenti riguardano anche lo stesso Csv: «La legge prevede una serie di accorpamenti tra province, riducendo i Centri servizi della nostra regione da 9 a 4 - spiega ancora Davolio - Modena ha così avviato un percorso di fusione con Ferrara che sta andando avanti in maniera oscura. L’auspicio è che qualcuno faccia chiarezza e che questo percorso prosegua nel modo più trasparente possibile».

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