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Modena Arti Visive, mea culpa della Fondazione «Una falsa partenza ma ora rimediamo»

Modena Arti Visive, mea culpa della Fondazione «Una falsa partenza ma ora rimediamo»

Dopo mesi di silenzio i vertici fanno il punto e ammettono «Problemi ce ne sono stati, ma i conti sono in ordine» 

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MODENA. «Il prossimo anno faremo meglio poiché non siamo partiti bene - fa autocritica il presidente di Fondazione Modena Arti Visive (Fmav) Gino Lugli - abbiamo comunque dei risultati positivi perché ci mettiamo cuore e passione. Siamo trasparenti, i conti sono in ordine e abbiamo quasi raggiunto il pareggio di bilancio».

Dopo oltre tre mesi dalle prime polemiche che hanno colpito Fmav - ente voluto fortemente dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli e dal presidente della Fondazione Cassa di risparmio Paolo Cavicchioli, assenti - ieri è sceso in campo il consiglio di amministrazione che si è presentato quasi fosse il giorno del debutto e non quello delle risposte a quasi un anno dal via.

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C’era anche la direttrice generale Diana Baldon che, al pari degli amministratori, ha parlato di futuro annunciando mostre nel 2019 su un modenese, sulla fotografia delle origini e una terza con il Mart di Rovereto.

SFIDA IMPEGNATIVA

«Abbiamo fatto - spiega il presidente, ex capo della Nutella Ferrero - 14 consigli di amministrazione a partire dal 3 ottobre 2017 e siamo alle prese, a titolo gratuito, con un progetto complicato. Dobbiamo unificare tre istituti e l’obiettivo è una istituzione nuova: proponiamo una nuova organizzazione che non significa sopprimere, ma amministrare meglio, i tre istituti Galleria civica, Museo della figurina e Fondazione Fotografia».

IL BILANCIO

E poi da buon manager passa all’analisi dei numeri. «Sarà approvato a novembre e siamo in equilibrio - spiega Ferrero - abbiamo, rispetto alle previsioni, un guadagno di 61mila euro con ricavi a quota 1,7 milioni di euro di cui 1,3 milioni arrivano da Fondazione Cassa e Comune. Altri 245mila euro arrivano dai corsi di formazione, mentre dalla biglietteria ne entrano 41mila. Le mostre costano 550mila euro come da preventivo mentre sulla comunicazione solo 80mila euro».

DIPENDENTI IN FUGA? ASSUMIAMO

C’è poi la questione della fuga dei dipendenti, uno degli aspetti che più di altro ha destato perplessità negli ambienti culturali modenesi. «Oggi i dipendenti sono 23 oltre la direttrice - continua il presidente Ferrero - suddivisi per settori compresa la nuova area didattica. I sindacati contestano? Io sono sempre a disposizione di tutti e nessuno è stato mandato via: non dobbiamo chiederci perché un dipendente sceglie di andare altrove, le organizzazioni non funzionano così. L’obiettivo, però, non è certo di ridurre il personale e presto faremo 2 assunzioni».

RITARDO SUL WEB

Sul fronte della promozione è emerso in modo negativo il forte ritardo della presenza sul web. Il sito , veicolo promozionale di primaria importanza non c’è ancora. «È vero. Non c’è un sito - spiegano Lugli e il consigliere di amministrazione Paolo Credi - perché esso deve evidenziare l’unificazione dei tre musei. Abbiamo pronto il marchio di Fmav e il sito sarà online a fine ottobre: crediamo che, pur non volendo chiudere con la storia passata dei tre istituti, avere il marchio comune sia la strada giusta. Pensate ad esempio al marchio Fca».

Da ricordare che prima della nascita del nuovo ente si criticò aspramente chi riteneva che, bene o male, la storia dei tre musei sarebbe finita là come in effetti sarà.

Dal canto suo il consigliere Martina Bagnoli, difende la qalità delle mostre sin qui presentate. «Non ci sono state critiche alle mostre - dice - che mi pare siano collegate alla tradizione precedente dei tre istituti. Appuntamenti raffinati».

In fine un passaggio d’obbligo sul Sant’Agostino, che una volta riqualificato sarà il fulcro della fondazione.

«Questo progetto non è l’isola che non c’è - dice Luigi Benedetti del cda - stiamo lavorando e la Fmav sarà parte integrante dell’area espositiva del complesso della cultura. Uniamo cultura e innovazione facendo dialogare gli istituti». —

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