Modena, la Ares spicca il volo cento auto da sogno e progetti su misura
L’impresa di via S.Anna compie un anno ed è guidata dallo svizzero Dany Bahar ex direttore commerciale in Ferrari e protagonista dell’avventura delle supercar
MODENA. «L’ultimo progetto per una macchina? Me l’ha abbozzato un cliente sul retro di una tovaglietta, dopo la cena».
Dice proprio così, con un sorriso disarmante, Dany Bahar, 46 anni, il top manager passato dalla Ferrari a un’avventura industriale. La sua Ares Design ha sconfitto le previsioni di chi arricciava il naso quando sentiva di auto da 250 mila euro a un milione fatte a Modena, progettando e mettendo in strada vetture riprese da esemplari da leggenda, Bentley, Porsche e Lamborghini.
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Oppure producendo in strada vetture che si richiamano nel nome e nella silhouette alla Pantera De Tomaso, rifatte di sana pianta e in serie limitate, in 20 esemplari numerati .
Eppure la scommessa è andata. Gli esemplari venduti nel primo anno effettivo e realizzati nella fabbrica che ha preso il posto di una concessionaria d’auto a fianco della tangenziale, una trentina in tutto sinora, sono figli di sofisticati studi di marketing.
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Alle spalle c’è la strategia di investire massicciamente su un numerso staff di laureati e di restare nel cuore pulsante della Motor Valley, attingendo dall’enorme giacimento di competenze ed esperienze di tanti artigiani e operai specializzati.
L’azienda, ha mantenuto la sede legale in Svizzera, dov’è nata e ha programmato investimenti per 36 milioni di euro, passando in tre anni da un bilancio di 10 a 32 milioni di euro nel 2018 e con la prospettiva di arrivare a 42 il prossimo anno.
Sono questi i numeri chiave dell’impresa pilotata da uno svizzero innamorato delle auto e dell’Italia, ex direttore commerciale della Ferrari dal 2006 al 2009, quando fu chiamato a Maranello da Montezemolo che lo aveva notato alla Red Bull. A quell’epoca il Cavallino aveva al suo vertice anche Todt e Felisa e il tridente di vertice puntò su di lui anche per il marketing e la comunicazione. Oggi quel giovane enfant prodige cresciuto dalle parti St. Moritz, con residenza a Dubai e cinque lingue parlate correntemente, è stabilmente trapiantato a Modena in via S.Anna, dove fervono i lavori per potenziare gli impianti con lo stemma e il nome del dio greco della guerra.
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«Anche se siamo nati ufficialmente tre anni fa in Svizzera - racconta l’amministratore delegato, vestito semplicemente con jeans neri e maglietta bianca - il decollo della società è partito l’8 agosto dell’anno scorso passando da una decina di dipendenti agli attuali 130 e con la prospettiva di arrivare a 150 - 170, realizzando tutte le componenti all’interno, selleria compresa. Dovremo completare gli spazi, unificando due capannoni per fare una sede su misura. E impiantare in due anni una rete di vendita autonoma; dopo gli show room di Dubai e quello di Montecarlo che aprirà a breve, sono in calendario quelli di Los Angeles, Las Vegas e Macao, oltre a Mosca e Cina nel 2020».
Una gentile ossessione, se vogliamo chiamarla così, quella di realizzare gioielli meccanici nel cuore produttivo delle supercar.
Come nella migliore tradizione, a un certo punto il manager ha deciso di mettersi in proprio e buttarsi in un’operazione che sembrava impossibile, quella di creare vetture da vendere a collezionisti che ne possiedono a decine in garages blindati, dai produttori tv di Hollywood ai banchieri di Zurigo e Francoforte.
All’origine di quella che finora è una bella favola vissuta a 300 all’ora, con un centinaio di auto con un portafoglio ordini che ha moltiplicato ler ambizioni, ci sono due idee che sembrano semplici.
«Non lo nego, ci rivolgiamo a clienti benestanti - spiega mister Bahar - Nel mondo ci sono parecchi personaggi che hanno centinaia di auto da sogno che comprano a qualsiasi prezzo e tengono in ordine con personale specializzato. Per loro avere un’auto unica, che non abbia uguali al mondo, è più importante che sfoggiare auto costose sulla Croisette a Cannes. E poi ci sono altre persone, che magari da bambini sognavano di farsi un’auto su misura, e che con noi possono farlo. A volte ci propongono una vettura già esistente e ci mandano schizzi e idee per modificarla a loro immagine: i nostri tecnici lo fanno. Ci sono altri poi che amano le vetture d’epoca anni ’60 e ’70 ma non tollerano di doverle usare poco o girare con il meccanico appresso per i guasti. Lì arriviamo noi, fornendo un design d’epoca ma con l’affidabilità meccanica di oggi e l’esame del Tuv tedesco».
Nella fase due i disegn arrivano sui tavoli della Ares e vengono rispediti completi al cliente; se c’è il disco verde, diventano in un solo mese progetti in tre dimensioni che possono essere osservati da vicino a Modena con speciali macchine, ologrammi dei modellini, a grandezza naturale. Poi si va al modello in scala e ai passaggi successivi. È questa la fase più delicata ed entusiasmante per Arnaldo Torrone e Matteo Vezzani, due ingegneri poco più che quarantenni, pure loro ex Ferrari, che guidano i tecnici nella metamorfosi, quando i segni su un foglio diventano vetture in grado di dare emozioni a chi cerca auto uniche, che nessun altro possiede. E come supervisore della produzione, c’è un altro personaggio di spessore, Francesco Uguzzoni, ex capo meccanico in F1 in Ferrari per 10 anni e 14 mondiali alle spalle.
«Se il progetto è interessante - osservano i due progettisti - si propone al cliente un accordo per cui a lui va il primo esemplare esclusivo, mentre il prototipo viene riconvertito in piccole serie con minimi cambiamenti ma con un forte abbattimento di costi».
Il cliente può piombare a Modena in qualsiasi occasione, telefonare a ogni ora per discutere ogni dettaglio del progetto e della realizzazione della serie, in maniera da sentirsi un piccolo costruttore d’auto lui stesso. Così, ad esempio, il milione di euro che serve per arrivare al prototipo finale viene di fatto reinvestito nel progetto. Oggi ad esempio parte per il Principato di Monaco una Bentley Mulsanne, dopo l’esposizione andrà a Dubai: due esemplari in tutto. —
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