Gazzetta di Modena

Modena

Emotion

Valerio Massimo Manfredi. “Quinto comandamento” Un templare moderno in lotta tra il bene e il male

Rossella Sant’unione
Valerio Massimo Manfredi. “Quinto comandamento” Un templare moderno in lotta tra il bene e il male

L’ultimo romanzo dello scrittore ispirato ad una storia vera  racconta un missionario “soldato” nella guerra congolese

3 MINUTI DI LETTURA







“Non uccidere” dice il quinto comandamento. Ed è proprio questo il monito attorno a cui ruota la storia di padre Marco, il protagonista dell’ultimo romanzo di Valerio Massimo Manfredi, “Quinto comandamento” appunto, da poche settimane in libreria per Mondadori.

Quella di Marco è una storia vera, raccolta dall’autore grazie ad un incontro casuale con un padre saveriano dal passato, non solo remoto ma anche prossimo, più drammatico ed estremo di quanto la fantasia non possa suggerire. Un passato legato ad un brandello di storia recente, quella della guerra civile scoppiata negli anni Sessanta nel Congo, ex belga, giusto all’indomani della riconquistata indipendenza. Una guerra segnata dall’orrore di tutte le guerre, con l’aggravante di uno scontro tra culture lontane e diversissime in cui vittime e carnefici finiscono con l’essere pressoché uguali, misera umanità da sacrificare per giochi di potere ben oltre ogni loro consapevolezza.

Nel libro di Manfredi si stagliano così tre dimensioni che si affrontano e scontrano in una temporalità sempre attuale: quella di un mondo dolente al di là del ruolo giocato sul palcoscenico della storia, quella del male significato da un esercizio cinico e beffardo del potere e quella del bene posto di fronte all’interrogativo tragico se il suo raggiungimento possa giustificare anche la sua negazione, cioè violenza e morte.

È proprio questo il dramma che padre Marco vive in un crescendo di azioni in cui il suo essere sacerdote cede man mano il passo al combattente, all’impulso di salvare vite dalla furia dei ribelli ma al prezzo altissimo dell’imbracciare un mitra al posto della croce. Un dramma che lo vede diventare un “templare” dei tempi moderni, un soldato nel nome di Dio, che finisce, inevitabilmente, col portare salvezza ma anche condanna. Un paradosso tragico che Manfredi sembra voler porre alla coscienza del lettore, in un tempo per tensioni, intolleranze, violenze non tanto dissimile da quello della metà del secolo scorso in centr’Africa.

Padre Marco intreccia rapporti con gli altissimi vertici del Vaticano e con il potere costituito del nascente Congo “libero” e crea il suo “quinto comandamento”, commando mercenario di spietati combattenti, per amicizia, al servizio della vita. E con loro compie missioni epiche diventando lui stesso una figura mitica.

La sua storia non si concluderà in Africa, ma, dopo un periodo in Italia, avrà un ulteriore capitolo, tanti anni dopo, in Sudamerica dove Marco continuerà a combattere, questa volta contro le multinazionali che vogliono distruggere la foresta Amazzonica. E dove l’avvelenamento da diossina, usata per disboscare, potrà più delle armi e della brutalità dei Simba congolesi. Il libro finisce là dove era cominciato, con padre Marco in coma in ospedale che riceve la visita del solo superstite dei magnifici quattro del suo “quinto comandamento”, un mercenario che in Congo gli aveva salvato la vita materializzandosi, quasi come un fantasma, ma solo nei momenti del bisogno. “Pietro e poi niente” aveva detto di chiamarsi allora. E “Pietro e poi niente” sparisce di nuovo, nel nulla da cui era riemerso, non appena si accorge che Marco si sta risvegliando. Lasciando aperta e alla responsabilità del lettore ogni scelta di legittimità di giudizio. —
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google