Gazzetta di Modena

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Assassinato a 16 anni a colpi di pistola: gli otto giorni che hanno sconvolto Zocca

I ragazzi depongono i fiori per l'amico ucciso
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I ragazzi depongono i fiori per l'amico ucciso

Il piccolo paese del Comune dell'Appennino modenese, noto nel mondo per il rocker Vasco Rossi e nello spazio per l'astronauta Maurizio Cheli, sta vivendo ore drammatiche. Una comunità sconvolta dalla notizia della morte di un ragazzo di 16 anni ad opera di un amico, anch'egli minorenne. Zocca era finita in tv a "Chi l'ha visto?" per la scomparsa, lunedì 17 settembre, del giovane Giuseppe Balboni. Il suo corpo è stato trovato in un pozzo martedì 25 settembre e da subito è stata chiara una cosa: si tratta di omicidio a colpi di pistola, poi il corpo è stato gettato nel pozzo. Ad ucciderlo l'amico 17enne, che poi ha confessato / a cura della redazione web con articoli di Francesco Dondi, Serena Arbizzi e Daniele Montanari

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La giovane vita di Giuseppe Balboni è finita in fondo a un pozzo profondo tre metri, in una zona di calanchi, boschi e vigneti tra le province di Bologna e Modena: il ragazzo è stato ucciso con colpi di arma da fuoco che gli sono stati sparati in pieno volto. Il movente sul quale si sta indagando unisce screzi, droga e debiti. 

Così lì in quel pozzo, vicino a un casolare, si sono tragicamente interrotte le ricerche del sedicenne scomparso dalla mattina di lunedì 17 settembre, quando avrebbe dovuto iniziare la scuola in un istituto tecnico di Bologna e quando invece non è più tornato a casa a Zocca, nel Modenese.

 

Quella mattina, come svanito nel nulla

 

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È uscito dalla sua casa di Ciano lunedì intorno alle 6.45 prendendo il suo scooter rosso Malaguti Phantom F12 (targa X7F87P), avrebbe dovuto fare ritorno di lì a poco ma poi è svanito nel nulla, lasciando nell'angoscia i genitori e il fratello maggiore. Alto 1,70, occhi scuri, rasato, carnagione olivastra, al momento della sua uscita Giuseppe indossava una giacca nera imbottita, pantaloni da ginnastica e scarpe sempre di colore nero. Con sé aveva i documenti e una sacca scura.

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Pare che avesse un rapporto un po' conflittuale con i genitori, e che già in passato si fossero verificati episodi di allontanamento. Ma questo ormai va avanti da quattro giorni,e crescono gli interrogativi. La famiglia si è presentata dai carabinieri di Zocca sporgendo formale denuncia di scomparsa

 

Un appello anche a "Chi l'ha visto?" e il cerchio si stringe

 

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Della scomparsa del 16enne si era occupata anche la trasmissione della Rai "Chi l'ha visto". Appelli prima preoccupati, via via sempre più disperati. Chi lo conosceva aveva infatti subito escluso l'ipotesi di un allontanamento volontario e in Procura a Modena, dopo la denuncia formale della famiglia, era stato aperto un fascicolo sulla scomparsa. 

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Era stato ritrovato sabato sera, 22 settembre, il suo scooter Phantom F12 rosso, in sella al quale si era allontanato, a Castello di Serravalle, in provincia di Bologna. Il mezzo era nei pressi di una fontana, a quanto si apprende, coperto da una coltre di foglie. Le ricerche si sono concentrate tra le due province. I genitori hanno fornito tutte le informazioni utili lanciando un appello per ritrovare il ragazzo anche sui social. Il ritrovamento dello scooter dà un notevole impulso alle indagini. Quella compagnia di ragazzi, che si vedono pressoché ogni giorno a Castello di Serravalle, è nota ai carabinieri per i modi quantomeno esuberanti e l’utilizzo di droghe leggere. Si decide così di avviare un pressing serrato sugli amici, che vengono convocati in varie caserme della provincia anche ad orari poco consoni. Tra loro c’è anche il 17enne di Tiola, che allontana da sé ogni sospetto.

 

Trovato il cadavere in un pozzo: è omicidio

 

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Il cadavere è stato trovato la mattina del 25 settembre in un pozzo e in un avanzato stato di decomposizione. Ma i fori di proiettile hanno fatto pensare subito a un omicidio. Dalle prime informazioni dell'ispezione del medico legale sono emerse infatti un paio di ferite compatibili con colpi d'arma da fuoco. Del recupero, complesso e prolungato visto che il pozzo aveva un'apertura molto piccola, si sono occupati i sommozzatori di Bologna, anche loro coinvolti negli otto giorni di ricerca in questa zona di vigneti, fitti boschi e casolari isolati.

L'autopsia ha confermato i primi esami svolti sul cadavere dopo il recupero dal pozzo. Balboni è stato ucciso da due colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata che hanno causato una morte pressochè immediata.

 

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La giovane vita di Giuseppe Balboni è finita in fondo a un pozzo profondo tre metri, in una zona di calanchi, boschi e vigneti tra le province di Bologna e Modena. Lì, vicino a un casolare, si sono tragicamente interrotte le ricerche del sedicenne scomparso dalla mattina di lunedì 17 settembre, quando avrebbe dovuto iniziare la scuola in un istituto tecnico di Bologna e quando invece non è più tornato a casa a Zocca, nel Modenese. Il procuratore capo Silvia Marzocchi è personalmente andata sul luogo del delitto, un casolare a Tiola di Castello di Serravalle, isolata frazione tre le colline al confine con il Modenese.

 

L'amico prima depista e poi confessa

 

Gli ha sparato con la pistola del padre dopo un banale litigio, strascico di alcune incomprensioni avute nei giorni precedenti e lo ha gettato nel pozzo della sua casa. Giuseppe Balboni, 16 anni, residente con la famiglia adottiva a Ciano di Zocca, è stato ucciso da un amico 17enne, che vive con i genitori a Tiola di Castello di Serravalle. Il presunto assassino - di cui non renderemo note le generalità a tutela delle regole sui minorenni - ha confessato nel pomeriggio di  martedì .25 settembre.

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Lo ha fatto in caserma, con accanto il padre e l’avvocato Icilia Leoni.
Si è liberato la coscienza dopo giorni di depistaggi, di invenzioni, di tentativi di distogliere l’attenzione dei carabinieri dalla sua figura a discapito di qualche altro conoscente. Ma i militari - hanno operato in stretta collaborazione quelli della Compagnia di Pavullo e del Nucleo operativo di Bologna - non hanno mai creduto alle versioni contrastanti, arrivando ad una conclusione dell’inchiesta nella tarda mattinata di ieri, quando il corpo di Giuseppe Balboni è stato ritrovato in un pozzo artesiano.

ACCUSA PESANTISSIMA: OMICIDIO PREMEDITATO PER FUTILI MOTIVI

La Procura ha deciso di contestare anche l’aggravante della premeditazione al ragazzo che ha confessato di aver ucciso, con la pistola del padre, Giuseppe. Sarà contestata poi l’aggravante dei futili motivi oltre all’occultamento di cadavere. Secondo la ricostruzione di investigatori ed inquirenti, il fermato reo confesso, aveva portato con sè la pistola (sottratta al padre) in occasione dell’incontro avvenuto con la vittima e organizzato per chiarire precedenti dissapori. Un incontro concluso tragicamente con l’omicidio di Giuseppe Balboni. La premeditazione è consistita nel procurarsi la pistola del delitto commesso, secondo l'accusa, il 17 settembre, cioè il giorno in cui Balboni era scomparso da casa. Le altre aggravanti sono i futili motivi, riconducibili a piccoli screzi precedenti e l'aver assassinato un minorenne.

 

Si conoscevano e vivevano in simbiosi

 

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Il 16enne Giuseppe Balboni si era iscritto in un istituto professionale di Bologna. Era intenzionato a riprovarci dopo il fallimento precedente con il sostegno della famiglia. Che lo supportava nonostante i problemi adolescenziali tra cui l’addio turbolento al calcio per qualche comportamento che andava in drastica opposizione allo spirito olimpico. Praticamente tutti i giorni saliva in sella al suo scooter, partiva da Ciano e raggiungeva Castello. Una decina di minuti al massimo per stare con gli amici. Quegli amici che ora lo piangono, incapaci di capire tanta violenza nel volerlo uccidere. Giuseppe e l’amico vivevano pressoché in simbiosi. O meglio, avevano una vita parallela rispetto alle compagnie quotidiane che però spesso si incrociavano.

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Andavano in piscina insieme, si trovavano nella piazzetta che ancora oggi consente ai ragazzi di giocare a calcio senza il timore delle auto e programmavano qualcosa per il futuro. Il 17enne, ora fermato con un provvedimento del magistrato della Procura minorile, non studiava. La famiglia aveva sopportato questo limbo per quasi un anno dopo l’esperienza in una scuola superiore modenese, ma lo spronava a trovare un’alternativa valida. E non a caso nei giorni scorsi il ragazzo si era presentato in qualche azienda del territorio per offrirsi come lavoratore. Non aveva ancora trovato un posto fisso, ma quella sembrava la strada buona. Almeno fino a lunedì quando la storia di Castello di Serravalle e delle sue frazioni ha segnato un punto di non ritorno, che nessuno potrà mai scordare.

 

Una comunità incredula, ma c'era qualcosa di strano

 

«Lo conoscevo perché andavamo insieme al campeggio della parrocchia con don Luca Fioratti che ora è a Vignola», spiega Caterina Gombia, 20 anni, residente a poche centinaia di metri dall’abitazione di Giuseppe, che viveva in via Stanzano, al podere “Il ronco”.

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«Lo incontravo alla sagra di Montombraro. Era un tipo estroverso, amava il rap. Mi ricordo che quest’estate al parchetto, sempre a Montombraro, gli ho detto “Hey, Giù, come sei diventato?” per salutarlo. Lui ha impostato la base rap con il telefonino e ha iniziato a cantare, a fare free style. Giuseppe aveva amici, sia coetanei, sia più piccoli di lui, soprattutto a Castelletto, a pochi chilometri da qui. Poi, aveva anche altre compagnie». Dai messaggi che si rincorrono tra le varie chat si parla di presunti brutti giri in cui era finito Giuseppe.

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La sua fidanzata invece aveva anche ipotizzato nella disperazione una fuga dovuta “a debiti”. «Inizialmente si era detto che aveva preso con sè una quota di 300 euro per scappare in un’altra città - aggiunge un’amica - Si riteneva che avesse nascosto lui lo scooter, vicino alla fermata del bus. Doveva incontrare un amico prima di andare a scuola quel maledetto lunedì».



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