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Delitto Balboni. L’assassino crolla dopo ore «Sì, ho ucciso Giuseppe per timore»

Francesco Dondi
Delitto Balboni.  L’assassino crolla dopo ore «Sì, ho ucciso Giuseppe per timore»

La Procura dei minorenni di Bologna chiederà il carcere per il 16enne fermato ieri pomeriggio per l'omicidio di Giuseppe Balboni, il ragazzo trovato morto ieri mattina in un pozzo a Castello di Serravalle, nel Bolognese, dopo che non si avevano più sue notizie da otto giorni. Al giovane, reo confesso, il pm Alessandra Serra contesta l'aggravante dei futili motivi e l'occultamento di cadavere.

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BOLOGNA. La Procura dei minorenni di Bologna chiederà il carcere per il 16enne fermato per l'omicidio di Giuseppe Balboni, il ragazzo trovato morto martedì mattina in un pozzo a Castello di Serravalle, nel Bolognese, dopo che non si avevano più sue notizie da otto giorni.

Al giovane, reo confesso, il pm Alessandra Serra contesta l'aggravante dei futili motivi e l'occultamento di cadavere. Ancora non è stata fissata l'udienza di convalida del fermo. Il giovane, al termine dell'interrogatorio, ha ammesso le proprie responsabilità confessando di aver ucciso l'amico coetaneo sparandogli con la pistola sottratta al padre.

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Chi li conosce bene li descrive senza remore come due ragazzi che volevano essere più grandi della loro adolescenza. Giovani che avevano imboccato la strada delle droghe leggere, che rifornivano la compagnia di amici del posto. Non un giro da spacciatori di alto profilo - sia chiaro - ma comunque qualche affare interessante per raggranellare qualche soldo.

Perché sia Giuseppe Balboni che il suo assassino non lavoravano e non studiavano.

Il loro passato scolastico era stato piuttosto tribolato con scuole abbandonate alle prime difficoltà e tentativi di rinascita.

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GIUSEPPE, LA VOGLIA DI RILANCIARSI

Il 16enne si era iscritto in un istituto professionale di Bologna. Era intenzionato a riprovarci dopo il fallimento precedente con il sostegno della famiglia. Che lo supportava nonostante i problemi adolescenziali tra cui l’addio turbolento al calcio per qualche comportamento che andava in drastica opposizione allo spirito olimpico. Praticamente tutti i giorni saliva in sella al suo scooter, partiva da Ciano e raggiungeva Castello. Una decina di minuti al massimo per stare con gli amici. Quegli amici che ora lo piangono, incapaci di capire tanta violenza nel volerlo uccidere.

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IL 17ENNE IN CERCA DI OCCUPAZIONE

Giuseppe e l’amico vivevano pressoché in simbiosi. O meglio, avevano una vita parallela rispetto alle compagnie quotidiane che però spesso si incrociavano. Andavano in piscina insieme, si trovavano nella piazzetta che ancora oggi consente ai ragazzi di giocare a calcio senza il timore delle auto e programmavano qualcosa per il futuro. Il 17enne, ora fermato con un provvedimento del magistrato della Procura minorile, non studiava. La famiglia aveva sopportato questo limbo per quasi un anno dopo l’esperienza in una scuola superiore modenese, ma lo spronava a trovare un’alternativa valida. E non a caso nei giorni scorsi il ragazzo si era presentato in qualche azienda del territorio per offrirsi come lavoratore. Non aveva ancora trovato un posto, ma quella sembrava la strada buona. Almeno fino a lunedì quando la storia di Castello di Serravalle e delle sue frazioni ha segnato un punto di non ritorno, che nessuno potrà mai scordare.

L’ESUBERANZA E IL TIMORE

Giuseppe Balboni era un tipo particolarmente esuberante. La sua stazza possente poteva anche incutere timore in coloro che lo incrociavano. E la paura è l’unico pseudo movente emerso durante la confessione del 17enne. C’erano stati dei dissidi tra i due amici - non a caso altri ragazzi ieri pomeriggio, prima che arrivasse il fermo - hanno subito considerato l’omicida come una “persona che di sicuro sapeva qualcosa” - e lunedì 17 deve essere accaduto qualcosa che ha scatenato la reazione del presunto assassino. Lui non è riuscito a spiegare molto di più agli inquirenti, ammettendo di essere comunque il responsabile. Lo ha fatto nel pomeriggio dopo un avvio di interrogatorio non certo incoraggiante in cui si era presentato con alcuni atteggiamenti non particolarmente adeguati alla situazione. Poi non è più riuscito a reggere il canovaccio e insieme al suo avvocato si è assunto ogni colpa di quanto avvenuto. —


 

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