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il retroscena 

Lo scooter davanti a casa e interrogatori di notte

F.D.

I carabinieri hanno passato giornate intense per delineare un quadro complesso. Hanno scavato a fondo nella vita di Giuseppe Balboni, scoprendo le sue abitudini e le sue frequentazioni

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ZOCCA. I carabinieri hanno passato giornate intense per delineare un quadro complesso. Hanno scavato a fondo nella vita di Giuseppe Balboni, scoprendo le sue abitudini e le sue frequentazioni. Ma è stato il ritrovamento del suo scooter, a poche centinaia di metri da dove lo hanno rinvenuto senza vita, a delineare scenari inquietanti. Chi poteva aver portato il motorino tra le frasche? Chi poteva offrire informazioni dettagliate? Il 17enne che vive a Tiola è stato sentito sabato notte quando almeno altri due amici sono stati convocati in caserma per rispondere alle prime sollecitazioni degli inquirenti. C’è chi ha parlato senza timori, con la trasparenza necessaria di chi vuole davvero aiutare.

Ha svelato l’uso di droghe leggere e qualche affare losco messo in piedi per i saltuari clienti; non si è risparmiato neppure nel definire la vittima e il suo assassino ragazzi che stavano imboccando strade sbagliate. Il 17enne no, lui ha invece tentato di allontanare da sé i sospetti, senza alcun timore di scaricare eventuali sospetti su altri ragazzi del paese. Lo ha potuto fare fino a domenica mattina quando un altro amico ha messo nero su bianco un dettaglio non secondario: lunedì 17 settembre aveva visto il Phantom F12 rosso di Giuseppe davanti all’abitazione di Tiola. Erano le 8 passate e quindi chi vive in quella casa doveva per forza sapere molti più dettagli di quelli che fino ad allora aveva svelato. È stata la svolta, due giorni dopo è arrivata la confessione: pulita, senza sbavature né tentennamenti. —

F.D.
 

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