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Quel timore nelle chat dei ragazzi del paese: «Nuovi strani amici»

Serena Arbizzi
Quel timore nelle chat dei ragazzi del paese: «Nuovi strani amici»

La fidanzata ipotizzava un debito che lo faceva soffrire. Sconvolti i vicini di casa «Lo conosciamo da quand’era bimbo e andava in campeggio con la parrocchia» 

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ZOCCA. Un tipo, estroverso, che amava il rap, ma era finito in qualche giro strano per cattive frequentazioni. Gli amici e i vicini di Ciano ricordano così, commuovendosi fino alle lacrime, Giuseppe Balboni. La piccola frazione a una manciata di chilometri da Zocca è sprofondata nel dolore più profondo quando ha appreso la notizia della morte del 16enne.

«Lo conoscevo perché andavamo insieme al campeggio della parrocchia con don Luca Fioratti che ora è a Vignola», spiega Caterina Gombia, 20 anni, residente a poche centinaia di metri dall’abitazione di Giuseppe, che viveva in via Stanzano, al podere “Il ronco”. «Lo incontravo alla sagra di Montombraro. Era un tipo estroverso, amava il rap. Mi ricordo che quest’estate al parchetto, sempre a Montombraro, gli ho detto “Hey, Giù, come sei diventato?” per salutarlo. Lui ha impostato la base rap con il telefonino e ha iniziato a cantare, a fare free style. Giuseppe aveva amici, sia coetanei, sia più piccoli di lui, soprattutto a Castelletto, a pochi chilometri da qui. Poi, aveva anche altre compagnie».

Ieri pomeriggio la notizia della tragedia ha fatto rapidamente il giro delle chat di Whatsapp e Messenger di tutti i suoi amici. In queste frenetiche comunicazioni si è più volte ricordato l’appuntamento che aveva portato fuori di casa alle 6.45 di lunedì 17 settembre.

Le testimonianze. Giuseppe era solito recarsi in scooter fino a Bazzano e poi salire sul treno per raggiungere la scuola. «Quella scuola dove Giuseppe non andava molto volentieri, lui lo diceva spesso, nonostante i suoi genitori si prodigassero perché la frequentasse», ricorda ancora Caterina. Il padre del 16enne lavora come rappresentante di apparecchiature mediche, mentre la madre lavora in banca a Bologna. «Giuseppe era stato adottato - puntualizza la ragazza - prima è stato ritrovato lo scooter, poi la giacca e il portafogli. Poi è stato trovato lui, nel pozzo, in quella strada che tutti dobbiamo fare per raggiungere un centro abitato».

Dai messaggi che si rincorrono tra le varie chat si parla di presunti brutti giri in cui era finito Giuseppe. La sua fidanzata invece aveva anche ipotizzato nella disperazione una fuga dovuta “a debiti”. «Inizialmente si era detto che aveva preso con sè una quota di 300 euro per scappare in un’altra città - aggiunge un’amica - Si riteneva che avesse nascosto lui lo scooter, vicino alla fermata del bus. Doveva incontrare un amico prima di andare a scuola quel maledetto lunedì».

I vicini. Sono attoniti i vicini dei Balboni, che abitano alle pendici di via Stanzano, prima della curva che conduce al podere dove una volta la famiglia del 16enne aveva una vigna.
«In quella casa abitano i nonni, i genitori e il fratello più grande di Giuseppe, Raimondo», sottolinea Roberto Mazzucchi, titolare dell’officina a pochi metri dalla casa dei Balboni. «Sono molto legati come famiglia» aggiunge Roberto.
«Mi spiace immensamente per la tragedia che si è abbattuta su quella famiglia - evidenzia Maria Rosatti, anch’essa vicina dei Balboni - Quand’erano piccoli li vedevo sempre passare di qui».

L'impegno sportivo. Giuseppe giocava a calcio a cinque nel Valsa di Monteveglio. Una passione grande, la sua per il calcio, tanto da avere scelto come foto profilo di Facebook un’immagine in cui è raffigurata la squadra. Che dopo la tragedia l’ha ricordato con un “Ciao, Giuseppe”, sul profilo Fb ufficiale dell’associazione. Messaggio seguito da un susseguirsi di commenti intrisi di profondo sconforto. —


 

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