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Ucciso dall’amico prima della scuola Trovato nel pozzo il 16enne di Zocca

Francesco Dondi
Ucciso dall’amico prima della scuola Trovato nel pozzo il 16enne di Zocca

Giuseppe Balboni è stato assassinato a colpi di pistola Il corpo era nella casa di un 17enne che ha confessato

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ZOCCA. Gli ha sparato con la pistola del padre dopo un banale litigio, strascico di alcune incomprensioni avute nei giorni precedenti e lo ha gettato nel pozzo della sua casa. Giuseppe Balboni, 16 anni, residente con la famiglia adottiva a Ciano di Zocca, è stato ucciso da un amico 17enne, che vive con i genitori a Tiola di Castello di Serravalle. Il presunto assassino - di cui non renderemo note le generalità a tutela delle regole sui minorenni - ha confessato nel pomeriggio di ieri. Lo ha fatto in caserma, con accanto il padre e l’avvocato Icilia Leoni.

Si è liberato la coscienza dopo giorni di depistaggi, di invenzioni, di tentativi di distogliere l’attenzione dei carabinieri dalla sua figura a discapito di qualche altro conoscente. Ma i militari - hanno operato in stretta collaborazione quelli della Compagnia di Pavullo e del Nucleo operativo di Bologna - non hanno mai creduto alle versioni contrastanti, arrivando ad una conclusione dell’inchiesta nella tarda mattinata di ieri, quando il corpo di Giuseppe Balboni è stato ritrovato in un pozzo artesiano.

La ricostruzione. Il 16enne di Ciano era uscito di casa molto presto lunedì 17 settembre. Stando al racconto dei genitori avrebbe dovuto fare colazione con un amico prima di tornare a casa per essere accompagnato a scuola. Lo attendeva un nuovo anno scolastico all’istituto professionale “Aldini” di Bologna dopo aver abbandonato l’istituto dei Salesiani della città petroniana. Ma Giuseppe a casa non tornerà più.

Il suo scooter, un Phantom F12 rosso, verrà ritrovato sabato sera vicino ad una fontana, nascosto tra le frasche, a poche centinaia di metri dalla casa del ragazzo che lo ha ucciso. Negli stessi giorni vengono ritrovati anche il portafogli e la giacca, ma del giovane non vi è alcuna traccia. I genitori allertano i soccorsi e viene disposto un imponente dispiegamento di vigili del fuoco e protezione civile nei pressi di Castelletto di Serravalle. I genitori di Giuseppe non credono all’allontanamento volontario e diffondono appelli sui social e sui media.

La svolta. Il ritrovamento dello scooter dà un notevole impulso alle indagini. Quella compagnia di ragazzi, che si vedono pressoché ogni giorno a Castello di Serravalle, è nota ai carabinieri per i modi quantomeno esuberanti e l’utilizzo di droghe leggere. Si decide così di avviare un pressing serrato sugli amici, che vengono convocati in varie caserme della provincia anche ad orari poco consoni. Tra loro c’è anche il 17enne di Tiola, che allontana da sé ogni sospetto.

Eppure lo scooter di Giuseppe è stato notato davanti alla sua abitazione proprio lunedì mattina. Lo ha visto un amico che lo segnala ai carabinieri domenica mattina. Nella casa sono in funzione anche delle telecamere di sicurezza - in passato avevano ripreso un furto subito dalla famiglia che vive in una signorile casa colonica ad un piano, nel verde delle colline tra Modena e Bologna - che potrebbero aver aiutato i carabinieri.Le ricerche del corpo vanno intensificate proprio in quell’area anche perché le celle telefoniche convergono nel ristretto raggio.

La scoperta del cadavere. Nella tarda mattinata di ieri viene segnalato che il corpo di Giuseppe è nel pozzo, chi lo suggerisca non è ancora certo. Arrivano i sommozzatori dei vigili del fuoco di Bologna che si calano nel pertugio e, con diverse difficoltà, riportano in superficie il ragazzo. Sul posto arriva anche Silvia Marzocchi, capo della Procura dei minori di Bologna. Il magistrato effettua un sopralluogo poi si dirige in caserma.
Uscirà poco prima delle 20 con la confessione del 17enne tra le mani. —
 

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