L’addio a Elide e Paolo «Una tragedia avvolta nel profondo mistero»
Funerale congiunto per madre e figlio alla chiesa di Rometta Don Ferrari: «Pronti ad aprire il cuore a chi chiede aiuto»
«Siamo davanti a un mistero più grande di noi, quello della morte di una mamma e di suo figlio. Forse è inutile cercare tante spiegazioni, domandarsi tanti perché, forse è meglio guardare dentro di noi e trovare la forza di guardarci l’un l’altro e capire prima che avvengano questi fatti, che chi ci è vicino ha bisogno di aiuto, chi ci è vicino bussa e dobbiamo essere pronti ad aprire il nostro cuore».
Don Marco Ferrari, a capo della Unità pastorale del Carmelo, nella affollata chiesa di Rometta, ha commentato così l’omicidio suicidio che la scorsa settimana ha sconvolto Sassuolo. Paolo Fontana, 52 anni, ha strangolato la madre, Elide Valentini, 85. Poi l’ha fatta finita gettandosi da un ponte. Un’analisi, quella di don Marco, che va al di là della ragione, del sentimento e della fede. Un fatto che sconvolge anche le persone di fede e di chiesa. Quella chiesa che non ha voluto giudicare un omicida suicida e lo ha accolto nella sua navata centrale, accanto alla mamma, vittima di un disagio forse troppo trascurato da tutti. Al rito funebre c’era tantissima gente, di tutte le età. Tanti vicini di casa di via Vivaldi e delle zone vicine, dove Elide Valentini era conosciuta e stimata, come cartolaia e come donna. Dove Paolo Fontana, come ha detto don Ferrari, era da tutti conosciuto come “un uomo semplice e buono”. Le due bare, erano posizionate l’una accanto all’altra nel luogo religioso.
La funzione è stata caratterizzata da parte di tutti gli intervenuti dalle preghiere ed ai canti che si sono intervallati a qualche lacrima.
Alla fine della funzione una grande folla si è diretta verso il fratello di Paolo, Sergio.
Poi è seguito il silenzio, quel silenzio invocato poco prima nell'omelia da don Marco.
«È inutile arrovellarci in mille pensieri - ha aggiunto il sacerdote - e in mille perché. Forse la domanda giusta non è perché ma serve chiedersi cosa succede nel cuore di una persona in questi casi: rimane un mistero. A volte possiamo prendercela con Dio ma l’atteggiamento giusto, alla fine, è guardare a proprio a Lui che si china sulle nostre fragilità. Stare in silenzio, senza giudicare». —
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