Levoni consegnò la “busta” parlando solo col mediatore
In aula letto il sonoro del video finora “muto”. Milani intervenne dopo la consegna Il titolare Alcar: «Piccinini mi chiedeva “contributi” per una cassa di resistenza»
castelnuovo
Al processo contro Aldo Milani, leader del sindacato Si Cobas, i giudici potranno acquisire foto e documentazioni riguardanti anche manifestazioni e picchettaggi recenti davanti alle aziende del Gruppo Levoni. Come quello di ieri. L’argomento, che ha acceso gli animi in aula, è stato affrontato ieri dal Collegio presieduto dal giudice Meriggi con due tesi opposte: da un alto il pm Claudia Natalini e le parti civili (per i Levoni) avvocati Cosimo Zaccaria e Marco Pellegrini sostenevano che i picchettaggi - come quello di ieri mattina - sono chiare forme di pressione intimidatoria sul processo; per la difesa, gli avvocati Alessandro Gamberini (toga celebre del foro di Bologna) e Marina Prosperi hanno sostenuto che si tratta di attività sindacali in un contesto di lotte più ampie e che non è pertinente con la causa che vede Milani imputato per estorsione. Insomma, le tensioni sindacali, anche se a un anno e mezzo dai fatti, sono entrate nel processo. I giudici hanno deciso di acquisire le foto della manifestazione di picchettaggio Si Cobas in corso in quel momento con l’ingresso dell’Alcar bloccato (o quasi) e uno striscione che faceva riferimento ad arresti (di Milani, per l’accusa; di un altro sindacalista per la difesa).
Ma il processo ha riservato altre sorprese. Sicuramente la più importante riguarda l’audio finora muto del video che, secondo la Squadra Mobile, incastra Milani con Danilo Piccinini, faccendiere condannato a 2 anni e 4 mesi, in quel caso sedicente mediatore. Finalmente, scriviamo, perché l’audio non era mai stato ascoltato se non dagli investigatori. Ieri è stato citato da trascrizione. E “si sente” Luciano Levoni, mentre allunga la busta con 5mila euro, dire testualmente: «Io quello che ti do oggi è per piacere, consideralo un acconto». Elemento da notare: quel “ti” è rivolto a Piccinini. E proprio Piccinini prende la busta e la intasca, mentre Milani nota la scena e poi dice: «Io eviterei anche questa prima parte oggi». Lo dice riferendosi alla bustarella, come ha inteso la Squadra mobile che lo ha arrestato subito dopo; oppure, come sostiene la difesa, si tratta di una considerazione nel suo discorso sindacale? Su questo aspetto cruciale ci sarà battaglia. Sarà così, anche perché il file audio pochi secondi dopo è “grattato” da un rumore che copre la voce di Milani. La videoregistrazione - come confermato da Luca Levoni, allora titolare di Alcar Uno, e dall’ufficiale di polizia chiamato in aula - era preparata ma non concordata dopo la denuncia dei fratelli Levoni per il primo tentativo di estorsione fatto da Piccinini (Milani in quei giorni era solo una figura sospetta). Ma chi era Piccinini? Levoni ha spiegato a lungo i numerosi tentativi di contatto che il sedicente mediatore per la vertenza aveva attuato e i colloqui in cui Piccinini parlava di una “cassa di resistenza” per gli scioperanti Si Cobas; cassa che necessitava di “contributi” che, d’altra parte, potevano placare le manifestazioni... Ora si tratta di capire se Milani sapeva. —
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