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Casari, l’interrogatorio show «Nessun illecito, solo affari»

A.SE
Casari, l’interrogatorio show «Nessun illecito, solo affari»

L’ex patron Cpl incalzato dai pm che gli contestano dichiarazioni contraddittorie Ma lui smentisce e replica: «Parlo io o parla lei?». E racconta di Ischia e Vaticano

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CONCORDIA

Sprezzante e categorico, come il capo di una grande azienda chiamato ad essere sicuro del fatto suo.

Irriverente, al punto da affrontare con sarcasmo e battute i magistrati che ha di fronte. Convinto della sua innocenza e che il processo - con le ritrattazioni dei giorni scorsi - non possa che concludersi con una assoluzione.

Deciso a negare ogni reato, ma marpione, più che ingenuo, ad ammettere che stipendi da 5.000 euro al mese e contratti da 180mila euro a professionisti presunti tali servivano in realtà a procurare amicizie, entrature ed affari, persino in Vaticano, «perché si sa che gli edifici ecclesiastici consumano molta energia». A tratti anche un po’ “canginiano”, ma sempre calato nella parte del capo di Cpl che quell’energia la gestisce. Gli “io”, inteso come “io capo di una grande azienda da 1800 dipendenti e centinaia di milioni di fatturato”, sono tornati sempre nell’interrogatorio-show di Roberto Casari, ieri in Tribunale a Modena, Show che ha “svaccato” una giornata interminabile, iniziata in... sottile punta di diritto.

La questione costituzionale

Quando infatti il pm Niccolini ha chiesto di poter procedere all’interrogatorio di Casari - c’erano già stati quelli di Simone e Rinaldi, che avevano ritrattato tutte le loro confessioni - l’avvocato Luigi Sena, presto seguito da tutti i difensori degli imputati per “associazione a delinquere”, ha sollevato una questione di legittimità per violazione dei diritti garantiti nella Costituzione. Motivo: avrebbe prima dovuto essere sentito l’attuale presidente di Cpl, costituita parte civile, ovvero Paolo Barbieri. La corte del presidente Di Bari ha sospeso l’udienza per tre ore. Servite per coniare una lunga ordinanza, con cui ha respinto ogni istanza per “irrilevanza e manifesta infondatezza”. Nessuno, tra l’altro, aveva mai chiesto che Barbieri fosse sentito.

parlo io o parla lei?

E così ecco Casari, che si prende la scena. Fin dalla dichiarazione di generalità e nascita affermando che «se lo vuol sapere il minuto non lo so, perché mia madre non me l’ha mai detto...». L’interrogatorio vola via surreale, anche quando l’ex patron di Cpl sbotta con il pm: «Allora, qui ci dobbiamo mettere d’accordo. Parlo io o parla lei?». E poi ancora «Sono io che interrompo lei, o è lei che interrompe me?».

Tra tanti ricordi mai sbiaditi, sempre autoreferenziali e spesso contestati dai pm che gli producono documenti o precedenti interrogatori di segno contrario - Casari ha ripercorso personaggi e luoghi dell’inchiesta che lo vorrebbe al vertice di una associazione dedita alla corruzione o alla produzione di fondi neri.

Si parte da Ischia e da quelle convenzioni con l’hotel Le Querce della famiglia Ferrandino, ovvero la famiglia del sindaco che “governava” i lavori di metanizzazione dell’isola. Un contratto “vuoto per pieno”: sette stanze a disposizione di Cpl per 150mila euro il primo anno e 170mila il secondo, che Casari firma ma che poi, nei dettagli mostra in udienza di non conoscere così bene. «perché in Cpl lo seguivano altri». «L’avevo messo già in conto che ci potevano essere delle polemiche, così prima chiesi se l’albergo era del sindaco Giosi Ferrandino. Mi fu risposto dal fratello di no, che era suo, del padre e della sorella. A quel punto firmai», dice.

«Ma se il primo anno è andata male, perché il secondo anno avete addirittura aumentato l’importo?», chiede in sostanza il pm.

La colpa di scafarto

«Perché il primo anno avevamo fatto poca pubblicità, poi il secondo è andato peggio perché, adesso glielo dico io, il 9 giugno 2014 è arrivato il capitano Scafarto a chiedere i documenti, e tutti si sono presi paura. Quello, Scafarto, ha terremotato le prenotazioni della Cpl nel 2014...».

Poi - prima di spiegare analogamente i contratti al faccendiere Francesco Simone per i suoi buoni uffici a Roma e a Tunisi, escludendo ogni illecito - le domande dei pm si sono concentrate su Massimo Ferrandino, il fratello avvocato del sindaco di Ischia, beneficiato a Roma da un contratto da 4000 euro mensili. Per la Procura l’ulteriore dimostrazione di corruzioni, collusioni, favori illeciti al Sud. Per Casari nient’affatto: «Me l’ha suggerito il senatore Lauro. Era bravo, soprattutto in urbanistica, l’ho chiamato per un processo a Marina di Camerota . Di quei 4000 mila al mese lordi con le spese gli rimaneva poco, e poi a Roma era importante, aveva rapporti col Vaticano, poteva parlar bene di noi...».

L’APPALTO IN VATICANO

E come è andata a finire?, chiede il pm «Ha fatto il nostro nome, siamo stati invitati per un’offerta e abbiamo ottenuto l’appalto». Obiettivo raggiunto, insomma. —

A.SE

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