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Il ritorno a Modena di Claudia Lodesani «Non ci si stanca mai di aiutare gli altri»

Davide Berti
Il ritorno a Modena di Claudia Lodesani «Non ci si stanca mai di aiutare gli altri»

Giornata in città per la presidente di Medici Senza Frontiere Prima al liceo Wiligelmo e poi al Muratori per due incontri 

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Doveva essere una giornata tranquilla, ma, forse, quando ha scelto di diventare presidente di Medici Senza Frontiere sapeva che la calma non avrebbe più fatto parte del suo vocabolario. Non che prima andasse meglio: ebola, guerre, crisi umanitarie, fino al colpo di stato nella Repubblica Centraficana dove, ammette, «un po’ di paura c’è stata. Ma il lavoro ti teneva lì, a salvare vite».

Claudia Lodesani è una modenese doc dai capelli neri ma lucenti come il suo sorriso che ieri è tornata nella sua città per una giornata a tu per tu con chi ha voluto sapere dalla sua viva voce l’esperienza di una Ong nel Mar Mediterraneo e soprattutto la missione di medici e volontari nel salvare vite umane. Perchè si può parlare di migranti anche senza sgranare gli occhi, anche senza accusare, anche senza “slogheggiare”, anche senza gridare allo scandalo.

Finita una conferenza stampa sul caso Aquarius a Roma, ha preso un treno ed è tornata dove tutto era cominciato, sui banchi del liceo scientifico Wiligelmo, dove si era diplomata nel 1991.



L’invito è merito della professoressa Vincenza Capolino, oggi in pensione, che continua ad organizzare incontri a scuola grazie alla collaborazione di alcuni docenti e della instancabile redazione del progetto 00 Willy. Anche perchè una ex studentessa così, in pochi possono permettersela.

Claudia Lodesani il suo ruolo non lo ostenta certo, anzi. Sembra una di loro quando, insieme ad una settantina di ragazzi e ad alcuni professori, comincia a spiegare la sua vita per gli altri: «Ormai sono sedici anni di Medici Senza Frontiere e non mi sono stancata di chiedermi ogni giorno come salvare queste persone: è difficile capire come si possa uccidere una persona, come si possa odiare».

Dai racconti alle domande, e non sono mancate nemmeno quelle scomode dettate dal momento che si sta vivendo: sempre i migranti al centro, chi attribuisce a loro il mancato lavoro per gli italiani, chi i furti e gli episodi di violenza: «Il problema è sempre capire perché, perché scappano dal loro Paese. Mettetevi nei loro panni, spesso non sanno nemmeno cosa sia l’Italia, ma cercano soluzioni che permettano loro di vivere con dignità. Io non faccio politica, anche perchè è ormai da due legislature, politicamente anche diverse, che abbiamo lo stesso tipo di problemi. Dico solo che prima eravamo gli angeli quando ci occupavamo di ebola, oggi siamo gli scafisti. Io non voglio essere nemmeno un angelo, siamo tutte persone normali che hanno deciso di svolgere la loro professione in territori complicati. Il lavoro in mare è il 2 per cento della nostra attività nel mondo, eppure in Italia sembra che facciano solo questo, per di più anche nel modo peggiore».

Dopo lo scambio di opinioni e di racconti, insieme anche al medico volontario di Emergency Davide Luppi, è stata la volta degli applausi e di una targa, donata dal liceo alla Lodesani.

Ma per la presidente di Medici Senza Frontiere Italia quella di ieri è stata un’autentica maratona: dopo una visita alla famiglia - Claudia abita in Sicilia - il convegno al liceo Muratori, rivolto al mondo del volontariato e del terzo settore per un’altra testimonianza di come si possa parlare di migranti raccontando la realtà che si tocca con mano. Le sue mani lo fanno da sedici anni. —


 

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