Mirandola. Alle origini dell’Aikido Arriva dall’Oriente una “nuova” arte antica
Luca Zanoli, terzo Dan, avvia i corsi di Daito Ryu Aikijujutsu «una disciplina che non forma atleti ma uomini migliori»
Gabriele Farina
Dal Giappone pre-feudale agli allievi mirandolesi. Inizia dopodomani il ciclo d’incontri al circolo sportivo Brunatti sul Daito Ryu Aikijujutsu. Il nome nipponico non deve scoraggiare perché può essere spiegato con pazienza, anzi con morbidezza. “Ju”, infatti, è il cuore dell’espressione e significa proprio “morbidezza, duttilità”. “Jutsu” indica “arte o tecnica”. “Aiki”, la terza parte della parola finale (iniziale in giapponese), sottende “qualcosa che non implica l’uso della forza”. “Ryu” non è il celebre personaggio di Street Fighter, ma indica lo “stile”. “Daito”, infine, significa “Grande Oriente”. Ecco così che da dopodomani sera alle 20,30 sarà illustrata “L’arte della morbidezza senza l’uso della forza secondo lo stile del Grande Oriente”.
«Insegno già Aikido a Mirandola - ha spiegato l’insegnante Luca Zanoli - e quest’anno ho deciso di portare anche la disciplina madre dell’Aikido, nata nel Giappone pre-feudale e a cui si fa risalire un’origine quasi mistica».
Zanoli è un terzo Dan, ovvero ha compiuto i passaggi che conducono dal sesto al primo Kyu (i principianti) giungendo al terzo livello degli esperti (Dan, appunto).
«Non si finisce mai d’imparare - ha aggiunto il maestro - e questo è il principio educativo tipico del mondo orientale. L’obiettivo non è diventare un bravo atleta, ma un uomo migliore».
In tal senso, l’insegnante ha precisato che si cresce a tutto tondo. «Lo sviluppo è sia fisico sia mentale che morale - ha ribadito Zanoli - perché si acquisisce il controllo su se stessi a livello sia emozionale sia corporeo. Si impara a conoscere meglio le possibilità del proprio corpo e a scontrarsi con i propri limiti. Si scopre come conquistare costanza e fermezza per migliorare nelle difficoltà. Il più grosso ostacolo non è rappresentato dagli altri, ma siamo noi stessi».
La passione per le arti marziali lo accompagna da quando era un bambino. «Mia madre cercava qualcosa che mi piacesse e per cui non mi ribellassi - ha ricordato l’insegnante - per cui mi ha portato al dojo (la palestra in cui si segue la via degli allenamenti). Ho fatto sei anni di Aikido, poi ho deciso che mi piaceva la pallacanestro, che ho praticato per quasi un decennio. All’università, sono tornato a fare Aikido e nel 2009 ho iniziato a praticare Aikijujutsu».
I tempi di crescita sono l’esatto opposto per chi va di fretta. Lo scopriranno anche i partecipanti agli incontri dal “Rei” (Regole per una formale, corretta e personale condotta) di venerdì allo “Zanshin” (Mantenere il controllo e svuotare la mente) del 10 maggio. Ogni incontro prevede una parte teorica con spiegazioni di maestri e una prova pratica qualche giorno, dopo aver studiato e assimilato con calma.
Gli allenamenti di Aikido, di cui la disciplina appena introdotta nella palestra è la discendente, sono “morbidi”, ma non possono essere eseguiti a cuor leggero. «Sfruttano le leve articolari - ha proseguito Zanoli - che possono essere abbastanza pericolose se eseguite male».
Le lezioni si tengono il mercoledì e il venerdì. Sono suddivise in due turni: dalle 18,30 alle 19,30 per i ragazzi Under 14 e dalle 19,30 alle 20,30 per gli adulti.
«I riscaldamenti sono svolti con esercizi propedeutici - ha sottolineato il maestro - e poi si lavora sui fondamentali, con movimenti che ricorrono in tutto il programma tecnico. Le parti di riscaldamento si svolgono sia singolarmente sia a coppia, poi ci si affronta in coppia non fissa. Bisogna essere in grado di applicare la tecnica su ogni tipo di avversario». —
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