Ridere con qualcuno e mai di qualcuno Un esercizio, per tutti
Nei libri di testo e nei compiti di scuola non si trovano solo gravi errori ma anche stereotipi e discriminazioni
MONICA TAPPA
Pazienza per i refusi ma certi errori proprio no, non dovrebbero capitare. Sfogliare i libri di testo a volte sembra un viaggio in un girone dantesco. O un gioco di caccia all’orrore. Il dato più preoccupante riguarda sicuramente però i testi della primaria. L’ultima “svista” è diventata una notizia da prima pagina. Una mamma di Belluno, sfogliando il libro scelto dalla classe quinta (primaria) della sua bimba, ha notato che, un box della pagina dedicata alla geografia regionale, pone in Abruzzo uno stratosferico tunnel che collega il Gran Sasso alla … Svizzera. 730 chilometri di meraviglia. Vi ricorda qualcosa? Sì, la falsa notizia è del 2011, ed è una dichiarazione dell’allora ministro per l’istruzione Gelmini. La storia ci dice che è anche costata il posto all’addetto stampa, in quel momento. Al ministro no, suvvia, è stata una svista, un errore, un momentaccio, quella dichiarazione.
“Lo dice il libro” o “lo dice la maestra” sono frasi che qualsiasi genitore impegnato in uno dei meandri del già nominato girone dantesco, quello dei “compiti a casa”, si è sentito dire. Bene, In quel libro di testo è diventata “verità geografica” una clamorosa stupidaggine. Non è un caso isolato. E non è l’unica questione che a volte fa alzare la voce e l’attenzione dei formatori e degli educatori (di quelli attenti). La lista anzi, è lunga. Ci sono esercizi che mettono in difficoltà i bambini perché non spiegano con sufficiente chiarezza l’obiettivo da raggiungere. Li mandano in confusione. Un esempio? Esercizio sugli insiemi: dividi nelle due nuvolette gli animali a due zampe da quelli a quattro zampe. Dieci nomi di animali nella lista. Nove piccole linee dove riscriverli segnati dentro alle nuvolette. La logica di alcuni bambini è ferrea. Se gli spazi sono nove significa che un animale non deve entrare nella lista. Non è scritto ma deve essere così, pensano alcuni bambini. Qualcuno le chiama “fisse” (anche tra gli educatori e gli insegnanti).
In realtà la comunicazione efficace deve essere chiara, non deve poter essere fraintesa. E nel caso ci fosse davvero un animale burlone, questo, sembra quasi ridondante scriverlo, dovrebbe essere segnalato già nel testo che indica appunto l’obiettivo dell’esercizio.
Ben più gravi, e più subdoli, gli esercizi che alimentano gli stereotipi: dai lavori domestici (la mamma stira, papà guarda la televisione) fino a quelli sui giochi o sui colori: Marco gioca con le macchinine, Giulia gioca con le bambole, il rosa è da femmine, il blu da maschi. Sciocchezze? Mica tanto. Si arrivano anche a sdoganare – involontariamente - atteggiamenti discriminatori, irrispettosi e, diciamolo, pericolosi per i messaggi che le parole e le scelte veicolano. Un esempio: esercizio di grammatica sui verbi (transitivi / intransitivi) da completare. Per aiutare il bambino sono scritte le domande. Il verbo scelto è ridere. Cade l’occhio su “ridete …. Di chi?”. Manca decisamente, come ha scritto la maestra Antonella Capetti “l’attenzione, quella semplice, di base, che avrebbe evitato di indirizzare le ragazze e i ragazzi a costruire una frase in cui “si ride di qualcuno”, per portarli, più lealmente, come loro stessi hanno detto, a scrivere che “si ride con qualcuno”. —
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