Gazzetta di Modena

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DEBITO A CARICO DI COMUNI E CONSORZIO 

Valli del Cimone, emerge un buco da 427mila euro

D.M.

È di 427.897 euro il “rosso” da coprire per il Consorzio di promo commercializzazione Valli del Cimone prima di procedere alla messa in liquidazione. La cifra (la stessa circolata nel novembre 2017)...

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È di 427.897 euro il “rosso” da coprire per il Consorzio di promo commercializzazione Valli del Cimone prima di procedere alla messa in liquidazione. La cifra (la stessa circolata nel novembre 2017) è stata comunicata ieri all'assemblea dei soci, dove è stato affrontato il tasto dolente: la ripartizione dei costi. Che, come prevedibile, ha dato adito a diversi mal di pancia, anche intensi. Così com'è stato presentato, il prospetto "stanga" il Comune di Pavullo nonostante la sua uscita dal 1° gennaio 2018.

Il debito infatti è calcolato nell'intervallo 2010-2017. Ebbene, per il capoluogo del Frignano la somma da corrispondere sarebbe di 109mila euro, il 25,5%. L'altra fetta maggiore, 108mila euro (il 25,4%), ricadrebbe sul Consorzio Cimone. Quindi l'Unione, chiamata a rispondere di 44mila euro. A seguire 32mila euro a carico di enti pubblici non consorziati e quindi i vari Comuni: Sestola (27mila), Fanano (25mila), Montecreto (20mila), Frassinoro (19mila), Lama Mocogno (9mila), Serra (7mila), Riolunato (6mila) e Pievepelago (3mila). Poi ci sono quattro quote da 3.868 euro a carico degli enti privati soci: Cna, Lapam, Confesercenti e Confcommercio.

La ripartizione come tale non è stata approvata dai soci, che hanno chiesto tempo per capire se effettivamente devono corrispondere quelle somme. Finora infatti dai Comuni era emersa la disponibilità a pagare solo in proporzione alle quote possedute da ognuno, cioè una a testa su un centinaio (l'Unione ne ha 18, il resto gli altri enti). Ci si è dati un mese per riflettere. Il caso Valli è stato sollevato sempre ieri in Regione dal leghista Stefano Bargi, rilanciando le preoccupazioni di Simona Magnani (capogruppo in Unione). «Nel novembre 2017 – ricordano i due – si parlava di 206mila euro a carico dell'Unione su un disavanzo di 427mila euro, poi nel luglio scorso l'Unione ha destinato allo scopo 62mila euro. C'è un continuo balletto di cifre, con ricadute comunque non indifferenti sul bilancio degli enti soci. E ad oggi non sono chiare né la ragione né la paternità di questo debito: fuori le carte». —

D.M.

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