Eros in cucina fa strage di cuori tra mandorle, cacao e avocado...
I cibi considerati afrodisiaci tra leggenda e tradizione. A cominciare dal banalissimo finocchio
Iniziamo con il finocchio. È la voce autorevole di Gaio Plinio Secondo (23d.C. – 79d.C.), noto ai posteri come Plinio il Vecchio, ad esaltarne le proprietà afrodisiache nel Naturalis Historia, fatica enciclopedica che contempla 37 volumi. Pianta cara ad Adone, fanciullo di insostenibile avvenenza che, nato dal rapporto incestuoso tra il re di Cipro Cinira e la figlia Mirra, fece perdere la testa alla stessa Afrodite, il finocchio lega il suo mito alla fecondità e alla buona fortuna. Nonché alla trasgressione. Trasformato in corona, il Foeniculum vulgare pare infatti cingesse il capo dei sacerdoti di Dioniso, dio gaudentissimo che assai prima dei sessantottini sdoganò l’amore libero.
Durante i baccanali era inoltre impensabile rinunciare ai frutti di mare che, ricchi di fosforo e zinco, in epoca nostrana si sono rivelati un concentrato di omega 3. Ossia di acidi grassi essenziali utili tanto alla produzione di liquido spermatico quanto a mantenere elastici i tessuti vaginali.
Il dubbio però sgomita. I cibi considerati afrodisiaci lo sono davvero?
Inutile perdersi in diatribe. Di fatto non esiste una risposta univoca. Che il sollazzo del palato vada a braccetto con l’estasi erotica è un luogo comune non smentito dai fatti. Quindi lasciarsi infinocchiare (termine che deriva dalla consolidata abitudine di offrire del finocchio per camuffare il sapore di un bicchiere di vino scadente) dall’aneddotica portata a corredo dal sexy boccone, è peccato di poco conto che merita perdono.
Peccatrici con il piede destro nel girone dei golosi e il sinistro in quello dei lussuriosi furono Giuseppina Bonaparte e Caterina di Russia. La prima destava il desiderio erotico con piatti a base di tartufo, la seconda con omelette al caviale. E per incrementare il suo già inarrivabile fascino, sembra che Cleopatra nutrisse la pelle con unguenti di miele e mandorla. Mandorla che, grazie alle sue proprietà nutritive capaci di regalare rinnovata energia e di stimolare il desiderio, durante il Medio Evo divenne cibo prediletto dalla cucina di corte, nonché ingrediente fondamentale di richiestissimi filtri d’amore.
E se la tradizione araba associa alla forma del seme oleaginoso in questione gli organi genitali femminili, che dire dell’avocado, emblema fallico già al tempo degli aztechi – cogliamo l’occasione per ricordare che con lo scopo di esaltare le proprie suggestioni hard, Montezuma si dopava anche di cacao - la cui consumazione venne vietata dai preti cattolici spagnoli inorriditi a fronte di un riferimento sessuale tanto esplicito?
Ma restiamo nell’ambito dei semi.
Fonte inimitabile di zinco, metallo moderatamente reattivo in grado di stimolare la secrezione di testosterone, i semi di zucca vengono portati in palmo di mano da Eros. Uno studio firmato dai ricercatori della Smell & Taste Treatment and Research Foundation di Chicago rivela inoltre che anche il solo odore della zucca sia in grado di scatenare negli uomini un’eccitazione sessuale degna di nota. Tanto che il dottor Alan Hirsch, neurologo presidente della fondazione, durante una conferenza suggerì alle signore di buttare via i profumi e di procurarsi piuttosto una torta di zucca.
Spesso associate all’amore (poco platonico, molto carnale) sono le spezie.
Il mito vuole Zeus adagiato su un letto di zafferano tutto intento a dispensare piacere alle sue numerosi amanti. Sposato con Era- che peraltro del marito fedifrago era pure sorella - il padre degli dei certo nulla aveva in comune con l’ultimo degli sprovveduti. Chi meglio di lui poteva sfruttare le virtù di una spezia usata per favorire il riscaldamento delle mucose amplificandone la sensibilità?
Asparagi fallici, banane altrettanto falliche (pare che il potere afrodisiaco della banana stia tutto nella sua buccia ricca di un alcaloide battezzato bufoterina), chiodi di garofano, fico il cui albero era sacro a Priapo, ostriche, peperoncino e zenzero, rimedio ideale per il mal d’amore.
L’elenco è indicativo ma non esaustivo. Manca ad esempio la Madragora officinalis la cui forma delle radici ricorda quella del corpo umano. Viene citata addirittura dalla Bibbia come antidoto afrodisiaco nemico della sterilità. Ma per quanto ne sappiamo sulle nostre tavole non ricorre. —
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