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Cavezzo: bimbo autistico, la classe diserta il compleanno

Valentina Corsini
Cavezzo: bimbo autistico, la classe diserta il compleanno

Solo un amico partecipa, gli altri non rispondono o si defilano. La madre si sfoga sui social e scoppia un caso

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CAVEZZO

Essere madre di un bimbo speciale di pochi anni, a cui è stato diagnosticato l’autismo a 15 mesi. Da allora, essersi sempre battuta per lui e per le famiglie che come lei devono fronteggiare una situazione non facile, riuscendo infine a fondare un’associazione a Cavezzo.

Autofinanziandosi tramite donazioni che chiunque può elargire, si pone l’obiettivo di garantire terapie e metodologie mirate e rivolte ai bambini autistici come l’Aba (Applied Behavior Analysis) che nella nostra regione non è però pienamente sovvenzionata dalla Sanità pubblica, come in altre in Italia.

Uno scopo nobile, fatto di tanto cuore e di una buona dose di tenacia, che meriterebbe molto di più della discriminazione e del menefreghismo che, ultimamente e in un episodio specifico, questa mamma coraggio ha invece sofferto.

Perché organizzare la festa di compleanno del suo piccolo e ritrovarsi con solo un amichetto a festeggiarlo, dopo che alla maggior parte degli inviti inviati non è seguita nemmeno una risposta, è indice di una mancanza di rispetto e di una indifferenza ormai diffuse che provocano solo nuovo dispiacere e dolore in una vita di certo non facile e che solamente chi ha un figlio autistico può forse comprendere a fondo.



«In casa mia mi hanno insegnato che chiedere è lecito e rispondere è sinonimo di cortesia - si sfoga la donna, sposata e mamma del bimbo autistico - bastava mi rispondessero di no, invece sono stata ignorata. Ho scritto l’invito per la festa di compleanno di mio figlio nella chat dei genitori dei suoi compagni di classe, invitandoli di lunedì alle 18 all’interno degli spazi che un’associazione con cui collaboro a Cavezzo mi aveva messo a disposizione per fare la festicciola. Ma su 18 persone che hanno ricevuto l’invito solo in 5 mi hanno risposto. Sono stati corretti innanzitutto per la risposta e poi perché mi hanno anche spiegato il motivo della loro assenza. Tra questi genitori c’è chi mi ha detto, infatti, che sono testimoni di Geova e non festeggiano i compleanni, un’altra mamma mi ha spiegato che avendo una bimba molto piccola non riusciva ad uscire, un’altra che sarebbe venuta ma che poi, causa un contrattempo all’ultimo, non ce l’ha fatta, e un’altra ancora che aveva il bimbo malato e non ce la faceva a partecipare».



«Solo una mamma, dei cinque genitori che mi hanno risposto, è riuscita infine a venire alla festa con il suo bimbo. Ci sono rimasta molto male, anche perché avevo fatto degli investimenti per organizzare il compleanno e comprato anche una grande torta. Ho saputo poi che molte madri mi hanno accusata di farmi pubblicità solo perché nell’invito avevo chiesto di non portare regali, in quanto mio figlio ha già tanti giochi, ma piuttosto di fare una donazione all’associazione per aiutare così altri bimbi in difficoltà. Anche se ho ricevuto tanta solidarietà per quello che mi è successo dopo essermi sfogata sui social, non capisco il perché di questa discriminazione verso me e di conseguenza verso mio figlio. Sembro diventata il nemico numero uno, c’è chi addirittura non mi saluta più a Cavezzo». —
 

La foto collegata all'articolo è di archivio

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