La lezione di Prodi con padre Stenico «C’è troppa disparità»
L’ex premier ha inaugurato l’anno dell’istituto Toniolo con una riflessione sulla situazione sociale e la crisi politica
Ironizza sulla lunga presentazione con biografia di padre Stenico - «grazie per la commemorazione…» - ma poi si fa subito più serio, anche perché la situazione, come fa notare in dialetto reggiano, “la va mél e po' la crés”, va male e poi peggiora. Così, con una illuminante lezione sulla “Crisi della politica”, ieri mattina l’ex presidente del Consiglio e della Commissione europea Romano Prodi ha affrontato i nodi principali della situazione internazionale, inaugurando l’anno accademico dell’Istituto superiore di Scienze dell’Educazione di via Toniolo, gestito dal Ceis. Introdotto dal direttore dell’istituto, padre Giuliano Stenico, l’ex premier ha spiegato davanti a circa 200 persone che «oggi la politica sta vivendo una svolta seria in tutto il mondo, con un grande desiderio di delega di potere e di autorità. Un aumento di autorità impressionante - ha ribadito Prodi - a partire da Paesi come la Cina, che ha un quinto della popolazione mondiale. Ma lo stesso discorso vale per Russia, Turchia, Ungheria e… Stati Uniti: ovviamente tra gli Usa e gli altri Paesi ci sono differenze notevoli, ma la deriva autoritaria c’è anche là». Ma c’è un’altra cosa, oltre all’accentramento del potere, che accomuna quasi tutti, «mondo scandinavo a parte: la disparità tra i cittadini è aumentata ovunque, così come il livello di ingiustizia. In questo quadro - ha aggiunto il professore - c’è stato un grande cambiamento nel mondo del lavoro, con i sindacati che hanno perso potere ovunque e la flessibilità lavorativa che, soprattutto in Italia, si è tradotta in precariato». Una situazione molto complessa, insomma, mentre la politica è stata sovrastata dalla finanza, «che sfugge ai governi, rifugiandosi nei paradisi fiscali. Tanto per fare un numero - ha detto ancora Prodi - negli ultimi tre anni sono fuggiti dall’Italia 70 miliardi di euro». L’ex presidente della Commissione Ue ha quindi analizzato il cambio di paradigma per quanto riguarda i “potenti” del mondo: «Oggi non sono più i petrolieri, la Esso e la Shell - ha aggiunto - ma le varie Apple, Amazon, Google, Alibaba. Tutte potenze americane e cinesi, con fatturati impressionanti e una forza che ha cambiato anche il mondo della politica». Quanto alla Ue, l’ex premier ha fatto notare che «per 40 anni l’Unione è stata un sistema straordinario, per passare poi dall’autorità sovranazionale a quella nazionale, dove ovviamente vince il più forte, cioè la Germania». —
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