Modena. Tre italiani e ventidue stranieri «Le materne Boschi esplodono»
La denuncia di una mamma: «Maestre arrabbiate e comunicazione impossibile con gli altri genitori» Per gli amanti delle statistiche, siamo al 12% contro l’88. E se i numeri non bastano, ci sono scene ancora più eloquenti, come quella di un papà immigrato che al primo giorno di scuola, dopo aver dato un’occhiata alla classe di suo figlio, guarda le maestre perplesso: «Ma questa è una scuola per stranieri?».
MODENA. Per gli amanti delle statistiche, siamo al 12% contro l’88. E se i numeri non bastano, ci sono scene ancora più eloquenti, come quella di un papà immigrato che al primo giorno di scuola, dopo aver dato un’occhiata alla classe di suo figlio, guarda le maestre perplesso: «Ma questa è una scuola per stranieri?».
Il fatto è che la risposta sarebbe “no”, perché quella è una scuola come tutte le altre, solo che il rapporto tra bimbi italiani e figli di immigrati è decisamente sbilanciato: tre contro ventidue, il che significa che gli italiani sono poco più del 10% dei bambini della classe.
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Una situazione complicata, anche perché, come è facile immaginare, quei ventidue stranieri non vengono dallo stesso Paese e nemmeno da due o tre Stati diversi, ma da tante realtà molto lontane tra loro, dal Ghana alla Cina, passando per Senegal e Albania, con tutto quello che consegue in termini linguistici.
Una realtà modenese, che risponde al nome di scuole dell’infanzia Achille Boschi, in via Bianchi Ferrari, all’angolo con la via Giardini, a due passi dal teatro Michelangelo.
Una scuola statale, che fa parte dell’Istituto comprensivo numero 7 e che ospita tre sezioni: una per i tre anni, una per i quattro e una per i cinque.
Ed è proprio dalla prima sezione, quella dei bimbi più piccoli, che arriva la segnalazione di una situazione molto complicata: «Ho iscritto mio figlio alla materna - racconta una mamma - e, quando sono andata all’incontro per conoscere il personale, ho scoperto che dei venticinque bambini che frequentano la sezione dei tre anni, ben ventidue sono stranieri, mentre solo tre sono italiani. Una situazione molto chiara anche nelle espressioni delle maestre, che sembravano decisamente provate e in difficoltà, anche perché la stanza è piccola per ospitare così tanti bambini. E i problemi - fa notare la giovane mamma - non si limitano alla gestione della classe, dal momento che molti dei genitori non parlano italiano, quindi anche una semplice riunione diventa una cosa molto complicata».
Così, dopo aver girato a vuoto per diversi giorni, la chat creata dai genitori per comunicare tra loro ha iniziato a funzionare (almeno per alcune famiglie) solo quando un papà nordafricano ha cominciato a tradurre simultaneamente i messaggi in arabo.
«Qui il razzismo non c’entra nulla - sottolinea la donna - perché sarebbe normale oggi trovarsi quattro o cinque bambini stranieri in classe: il problema è che una sezione in cui gli stranieri sono ventidue su venticinque è una classe ghetto, che mette in difficoltà i bimbi italiani, ma anche gli stessi stranieri, che di certo faranno ancora più fatica a integrarsi e ad apprendere la lingua in una realtà del genere».
Una situazione non troppo diversa da quella delle sezioni dei quattro e cinque anni, come sanno bene le maestre delle Boschi: «Anche loro sono molto arrabbiate - ribadisce la mamma - perché insegnare in un contesto del genere è una cosa praticamente impossibile. A questo punto noi cambieremmo scuola, ma abbiamo già pagato l’assicurazione e il materiale che ci è stato chiesto di comprare. Ma soprattutto - si chiede ancora la signora - non comprendiamo le logiche della distribuzione degli stranieri nelle scuole modenesi, dal momento che alcune amiche che hanno i figli alle materne comunali parlano di cinque o sei bimbi immigrati per sezione, in qualche caso anche dieci, ma non certo il 90% della classe». —
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