Gazzetta di Modena

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Bottura in testa coi Magnifici Sette E la Franceschetta ora scala i vertici

Carlo Gregori
Bottura in testa coi Magnifici Sette E la Franceschetta ora scala i vertici

Due Cappelli per L’Erba del Re e per Il Grano di Pepe Un cappello a Giustii, Fefa, San Rocco e la Lumira

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La Guida Espresso fa spazio nell’olimpo dei fornelli e tra i “magnifici sette” della cucina italiana troviamo anche quest’anno Massimo Bottura con lo staff dell’Osteria Francescana (staff di cuochi ma anche di sala): per il ristorante di via Stella è l’ottava volta consecutiva al primo posto nella guida. Non solo: la Francescana vince anche il premio più prestigioso della guida: il “Pranzo dell’anno” (ed è la seconda volta...) E non finisce qui. Quest’anno a salire più in alto in Italia troviamo proprio la Franceschetta, il locale creato (anche) da Bottura in via Vignolese di fronte a Sant’Agnese che non è più una “baby Francescana” ma un “grande ristorantino”: grande per le proposte “botturiane” di piatti modenesi ad opera di Bernardo Paladini e Francesco Vincenzi; e ristorantino perché posto raccolto e intimo per serate per niente pompose. Un ristorante, come si legge, che parla in emiliano e suona rock. Restando a Modena confermano i Due Cappelli per L’Erba del Re di Luca Marchini sia per le materie prime utilizzate sia per l’eleganza della preparazione e presentazione. L’Hosteria Giusti mantiene Un Cappello con un giudizio lusinghiero. Grande attenzione sempre a quel laboratorio giovane che Il Luppolo e l’Uva, eccellente per carne e cantina.

In provincia segnaliamo tre schede particolari. La prima riguarda l’unica sostanziale novità: il ristorante MiKele di Maranello, «un ambiente luminoso e un servizio misurato» per una cucina con profumo di mare «con preparazioni semplici e materia prima id grande freschezza».

Ma se parliamo di mare lascia favorevolmente stupiti il giudizio lusinghiero per Il Grano di Pepe, il ristorante del grande chef siculo-emiliano Rino Duca che vede confermati i suoi Due Cappelli tutti conquistati: «Piccolo e chic, nella campagna modenese, è tra i migliori ristoranti di pesce non solo del territorio ma di tutta la regione». Ravarino batte Riccione 1-0. «Carta dei vini corta ma pensata». Apprezzamenti per la preziosa collezione di whisky speciali che lo che colleziona in viaggio nella sua amata Scozia.

Il terzo ristorante, in forte ascesa, è La Lumira di Castelfranco che sotto la guida dello chef Carlo Alberto Borsarini conserva Un Cappello, ma sul quale si accende un faro: «Si conferma in ripesa la cucina di questo bel ristorante da decenni punto di riferimento della provincia: cucina solida e ben radicata nel territorio che ben reinterpreta con piatti sempre convincenti». Sorprende il recensore con un cotechino in tempura con zabaione al lambrusco e zucchero di mostarda.

Ancora una volta (a nostro avviso) ampiamente sottovalutato i Laghi di Campogalliano anche se il recensore riconosce l’estro, l’originalità e il buon gusto dello chef Paolo reggiani. Un Cappello è confermato per La Fefa di Finale: il locale di Giovanna Guidetti è segnalato per un menù forse statico ma tradizionale con aperture: sapori dei ricordi, giuste calorie, leggerezza dei piatti, preparazioni attuali. Tornando un attimo a Modena, una scheda era d’obbligo per Strada Facendo, anche se l’anonimo recensore strapazza chef Emilio Barbieri invitandolo a più cautela: «Piatti che mischiano tradizioni e pretese moderniste con esiti alteranti, soprattutto nelle pietanze più complesse». Forse il nostro gourmet è capitato dopo aver preso una multa...

Passando per Carpi, qui l’unico ristorante rimasto in guida è Il 25 che «offre una buona cucina di terra e di mare basata su ingredienti di qualità». Bella cantina segnalata anche per le degustazioni in vineria. Infine, immancabile l’elogio all’Hotel San Rocco di Sestola, che anche quest’anno si guadagna Un Cappello. Un ristorante definito «bomboniera» piccola e elegante dove «si trova una cucina fedele al territorio reinterpretata con modernità e levità e che utilizza materie prime scelte con cura. Consigliato il classico percorso di assaggi proposto da Gianni Bertoli. A questo proposito possiamo constatare che la guida di quest’anno risposta solo il San Rocco per tutto l’Appennino tralasciando anche la novità degli anni scorsi, Ca’ Cerfogli di Montecreto.

Infine tra le osterie da segnalare, la Guida riporta Secchia di Concordia, Rubbiara di Nonantola e i Girasoli di Sassuolo. Due per la tradizione - una, quella di Italo Pedroni a Rubbiara addirittura definita di stretta ortodossia - e una raffinata, a Sassuolo, con cucina legata alla cantina. —

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