Cavezzo, compleanno negato al bimbo autistico Ora “offese” alla madre
«Non ho dormito tutta la notte, per far fronte alle tante attestazioni di solidarietà, ma anche alle tante ostilità e cattiverie che mi sono piovute addosso. Mi dicono che io ho fatto tutto...
CAVEZZO. «Non ho dormito tutta la notte, per far fronte alle tante attestazioni di solidarietà, ma anche alle tante ostilità e cattiverie che mi sono piovute addosso. Mi dicono che io ho fatto tutto questo perché devo favorire una associazione e non so neanche di che associazione si parli, non sapevo neppure che esistesse. Mi dicono che i genitori dei bambini che non hanno mandato i loro figli al compleanno del mio hanno un’altra spiegazione. Sono interessata a conoscerla anch’io, se la verità è altra lo vorrei capire il perché i genitori non sono venuti al nostro compleanno».
È ancora molto provata la mamma del bimbo autistico di Cavezzo, investita dalla rilevanza nazionale della festa di compleanno “negata” al figlio di 4 anni (un solo bimbo presente sui 18 della classe, e solo 4 a telefonare alla madre per scusarsi dell’assenza), di cui la Gazzetta ha raccontato nei giorni scorsi.
«C’è chi mi dice di tacere, che non dovevo raccontare quello che è successo a mio figlio. Ma ho deciso fin dall’inizio di non nascondere nulla, di pubblicare tutto quello che stanno dicendo...».
La madre ringrazia anche per l’interessamento il ministro Fontana, che le ha telefonato. «Ci teneva ad essere informato, una attenzione che è stata di conforto».
La notizia nel frattempo ha fatto il giro d’Italia, accreditando una immensa solidarietà alla madre, che sulla difficile scorta della sua esperienza e delle cure complesse ha fondato un’associazione locale trovando la disponibilità di qualche generoso benefattore. Ora c’è una rinnovata attenzione sull’importanza di non far sentire soli i bambini come il suo. Ma non sono mancate anche imbarazzanti critiche: «Inutile, sciocco e dannoso per i nostri figli in primis mettersi a gridare ai cattivoni e noi povere vittime», è quella meno malevola. Insomma, di strada da fare ce n’è ancora tanta. —
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