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Fattura elettronica, si parte «Risparmi e meno burocrazia»

Eleonora Alboresi
Fattura elettronica, si parte «Risparmi e meno burocrazia»

Cavallini, Dal Borgo e Maselli, esperti di contabilità e aziende, hanno illustrato le nuove norme in vista dell’entrata in vigore dal primo gennaio 2019

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Nuovo anno, nuova fattura che diventa obbligatoria. Nonostante ci siano già diverse aziende che sono passate dalla fattura analogica a quella elettronica, infatti, la data limite è fissata, per il momento, al 1 gennaio 2019.

In Italia nel 2017 sono state scambiate 1,5 miliardi di fatture elettroniche, di cui 1,47 miliardi tra soggetti economici e circa 30 milioni per la pubblica amministrazione. Ma cosa cambia effettivamente e chi sono i soggetti interessati? A spiegarlo sono stati, nella sala conferenze di Confindustria Ceramica, Corrado Cavallini e Marco Dal Borgo dello studio Cavallini Dal Borgo & Partners e Lorenzo Maselli di Archivist, una delle prime aziende che si occupa dell’archiviazione digitale in Italia. La fattura elettronica è un documento informatico digitale programmato dall’Agenzia delle Entrate e dal Governo per ridurre l’evasione fiscale, eliminare le copie cartacee e ridurre il numero degli adempimenti fiscali. La nuova fattura viene trasmessa e recapitata in formato Xml solo attraverso un Sdi, ovvero un sistema di interscambio che, come hanno spiegato i relatori per semplificare il concetto, agisce come le poste nello smistamento e nella messa a disposizione delle fatture inviate.

«Siamo effettivamente di fronte a un cambiamento epocale - ha affermato Cavallini - che, secondo uno studio portato avanti dal Politecnico di Milano, farà risparmiare alle aziende dai 5 agli 8 euro per ogni fattura. I suoi principali vantaggi sono semplificare il procedimento, ridurre i costi ed eliminare la burocrazia». Dal Borgo ha poi analizzato il percorso della fattura elettronica, dalla sua nascita per effetto di una direttiva comunitaria al 2015, quando nel decreto legislativo 127 sono stati indicati, tra il resto, chi sono i soggetti obbligati ad effettuarla; ovvero tutti i soggetti con partita Iva o appartenenti alla pubblica amministrazione; fatta eccezione per i “forfettari” o quelli che rientrano in un regime di vantaggio. «Alcuni dei criteri delle nuove fatture - ha spiegato Dal Borgo - sono la necessaria presenza del codice destinatario o della Pec, l’obbligatorietà di avvisare il destinatario in caso di scarti». —

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