L’auto in fiamme incendia quella accanto: se il rogo è doloso il danno non è risarcito
LA SENTENZASe l’auto brucia perché quella accanto è stata incendiata, il proprietario non può essere risarcito da quello della prima auto perché il reale responsabile è l’incendiario. È l’amaro esito...
LA SENTENZA
Se l’auto brucia perché quella accanto è stata incendiata, il proprietario non può essere risarcito da quello della prima auto perché il reale responsabile è l’incendiario. È l’amaro esito della sentenza del Tribunale Civile per la vittima di un rogo subito nel parcheggio davanti a casa.
Il fatto, in sé gravissimo, è avvenuto alle 2.40 di una notte del febbraio 2013 a Carpi nello spiazzo coi posti auto antistante a una palazzina abitata dai due proprietari delle auto. L’incendio del cofano di una Lancia Y si è propagato a una Audi Q7 che una carpigiana usava a leasing e per la quale doveva ancora pagare 22 mesi di canone alla finanziaria.
Per cercare di salvare l’auto di lusso, il padre della proprietaria tentò una mossa disperata: spostare l’auto ormai in fiamme. Ma non ci riuscì e anzi rimase avvolto dalle fiamme. Ma ciò che cambia le carte in tavola di questa vicenda è la presenza di due testimoni che vedono distintamente una tanica bianca tra le due auto al momento del primo rogo. E vedono anche la presenza di due uomini dietro la prima auto, uno dei quali accovacciato come per nascondersi, che scappano all’arrivo di un passante.
I vigili del fuoco troveranno solo tracce di plastica fusa tra le auto. Probabilmente era la tanica vista. Ma dei due delinquenti incendiari, nessuna traccia. Così, la segnalazione alla Procura finisce l’anno dopo con un’archiviazione non perché l’incendio non fosse doloso, ma perché le indagini non erano arrivate a capo di nulla e gli autori sconosciuti.
La proprietaria dell’Audi bruciata (e poi posta sotto sequestro probatorio con la Lancia Y) ha fatto causa sia al proprietario della Lancia Y che all’assicurazione e anche alla società di servizi finanziari. Chiedeva il risarcimento di un danno di 35mila euro per il rogo subito dalla sua auto a causa dell’altra. Si tratta di un fenomeno che capita ma in questo caso, il giudice ha notato delle condizioni molto diverse. Anche se l’inchiesta penale si è conclusa con l’archiviazione, la sostanza dell’accaduto è chiara: i testimoni, ascoltati in sede civile e ritenuti del tutto attendibili, hanno confermato sia la presenza della tanica bianca che dei due soggetti nascosti. «La natura dolosa - aggiunge il giudice - è stata riconosciuta anche dal Gip per l’impossibilità di procedere all’identificazione degli autori». Ma la Corte di Cassazione già nel 2004 ha chiarito che se l’incendio è doloso non c’è responsabilità civile del proprietario dell’auto colpita e che “attacca” il fuoco a quella vicina». Il giudice quindi sostiene che questo incendio non è dovuto né a un evento di circolazione, né a un difetto di manutenzione o di fabbricazione del veicolo, ma alla mano degli ignoti. Quindi il proprietario della Lancia Y non ha svolto alcun ruolo della vicenda e l’obbligo di risarcire riguarderà solo gli autori del rogo, se e quando verranno scoperti e condannati. Per la proprietaria la beffa finale: viene condannata anche a pagare 4mila euro per le spese sostenute dall’assicurazione dell’altro. —
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