Porta Aperta si apre all’arte L’ospitalità ora è un’opera
Dopo un’esperienza vissuta in prima persona nella struttura di accoglienza con stranieri e poveri, sei autori hanno creato dei lavori unici per abbellire i locali
Una collaborazione interessante quella tra Porta Aperta e gli artisti Daniele Gagliardi, Simone Fazio, Lisa Lazzaretti, Fabio Bonetti, Andrea Capucci, Pierluigi Lanzillotta che in occasione dei 40 anni dell’associazione hanno consegnato un’opera ispirata ai temi dell’accoglienza e ospitalità.
Ognuno di loro ha offerto un lavoro che rimarrà ad abbellire i locali del centro di accoglienza. «Non ero mai entrato in un centro di accoglienza prima di conoscere Porta Aperta – racconta Gagliardi che con materiali di scarto del mercatino dell’usato ha creato l’installazione “Substanza” – Da maggio 2018 ho svolto qui a Porta Aperta una residenza d’artista che mi ha permesso di conoscere l’ambiente e le persone che lo popolano e poter raccontare così temi importanti». «L’accoglienza e l’inclusione sono gli unici strumenti per non avere paura dell’altro – gli fa eco Fazio - La società è fatta di persone che non hanno tutte la stessa preparazione sociale e culturale. In questo l’arte può giocare un ruolo di slancio verso l’altro, di comprensione reciproca, di ponte per livellare differenze e incomunicabilità. Quando ho ricevuto questa proposta da Porta Aperta ho pensato che si era davanti a una sorta di svecchiamento della capacità di investimento: è un onore poter contribuire a una rinascita culturale di questi spazi».
«Ho voluto privilegiare la specularità dei soggetti, volevo che non si distinguessero i ruoli di ospite e ospitante, che entrambi fossero in una situazione di ascolto reciproco» dice Lazzaretti della sua opera intitolata Oasi.
«Penso che l’arte non abbia nulla da raccontare o comunicare in senso didascalico, ma che sia un mezzo potente per porre delle domande senza cadere nella pretesa di una risposta a tutti i costi – le fa eco Bonetti - Interrogarsi, evocare, mettersi in dubbio e confondere: penso siano i cardini del discorso artistico, tutto il resto ce lo deve mettere chi guarda».
«Abbiamo tutti il compito di occuparci delle questioni che Porta Aperta tratta quotidianamente, di cercare di capire le ragioni per cui le persone da sempre si spostano, cercano di vivere in luoghi più adatti e sicuri – dice Capucci - Noi italiani lo abbiamo fatto già dalla fine dell'800. Se capiamo che questo fenomeno è più naturale di quello che spesso si vuole fare apparire, allora avremo gli strumenti e la capacità di risolvere queste nuove condizioni umane».
« L’accoglienza è una delle tante sfaccettature di ciò che potremmo chiamare rispetto – conclude Lanzillotta – Essa si contrappone all’indifferenza, oltre che ad essere un’alta manifestazione di amore, un amore nei confronti del prossimo che non può non tradursi in amore verso se stessi. Quando si parla di accoglienza credo che si debba inevitabilmente fare i conti con la situazione che il nostro paese sta vivendo, è un tema molto delicato che non dovrebbe "essere dato in pasto” ai social media con così tanta facilità, ma viviamo questi tempi bizzarri in cui gli slogan la fanno da padrone creando un senso di appartenenza in persone che se non fossero state accolte dal web, a loro volta, sarebbero ancora senza voce». —
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