Sprangò a morte un ladro: assolto Fu legittima difesa
Formigine. Il giudice ritiene che il colpo era proporzionato al pericolo che correva il custode del bowling, aggredito
la sentenza
FORMIGINE
Colpì il ladro alla testa con una spranga di ferro e il ladro morì dopo due anni e mezzo di ospedale, senza più riprendersi. Per la Procura il custode del Bowling di Formigine commise un omicidio preterintenzionale (ovvero, uccise al di là delle sue intenzioni). Per il giudice invece agì per legittima difesa: per questo è stato assolto. Agì pienamente motivato perché era stato aggredito e si trovava in una situazione di pericolo.
La sentenza emessa dal giudice Paola Losavio ieri al termine del giudizio abbreviato è importante perché ribadisce che il sorvegliante ha agito in stato di legittima difesa non tanto per proteggere i beni affidatigli che stavano per essere rubati - le macchinette delle videoslot coi loro soldi - ma perché lui stesso si trovava in situazione ad alto rischio di incolumità.
Imputato era un tunisino naturalizzato italiano che da anni lavorava al Bowling in via Giardini a Formigine. Lo difendeva l’avvocato Giorgio Pighi. Il fatto si è svolto in modo concitato nell’arco di pochi minuti nella notte del 18 novembre 2014. Il sorvegliante si svegliò di soprassalto dal sonno e raggiunse la sala bowling trovando che era stata forzata la porta . All’interno scoprì due ladri che stavano trafficando per aprire le macchinette slot. Gridò ai ladri di andarsene ma i due, anche se presi ala sprovvista, reagirono con violenza aggredendolo. Lo presero a pugni in faccia. Ed è stato in quel momento che il sorvegliante trovò nei paraggi l’asta di ferro e la brandì in aria colpendo in testa uno dei ladri, un 31enne albanese. Anche se la rapina è fallita, ha avuto un doppio esito drammatico. Da un lato, il custode colpito vagò per le strade finendo in un fosso svenuto: fu ritrovato e soccorso due giorni dopo. Il ladro, invece, rimase in stato comatoso per due anni e mezzo e poi morì senza aver mai ripreso conoscenza dopo quella sprangata.
In una situazione così terribile, come sempre in questi casi, la vicenda divise i giudizi dell’opinione pubblica tra chi riteneva che la sprangata fosse stata eccessiva (anche perché non si conoscevano i dettagli dell’accaduto) e chi riteneva che fosse stato un gesto di legittima difesa. Inizialmente, la Procura avviò una indagine per lesioni gravissime a carico del custode, che venne indagato per questo reato fino all’udienza preliminare. In questa sede, l’imputazione fu modificata in omicidio preterintenzionale: nel frattempo il ladro era morto.
L’avvocato Pighi ha invece ricostruito lo stato di alto pericolo e di necessità in cui ha agito il sorvegliante preso a botte dai due ladri. Il giudice ha tenuto conto della perizia medica che ha stabilito che il ladro è morto dopo tanto tempo proprio in conseguenza della sprangata.
Ma ha anche considerato che l’uso di quella spranga di ferro sia avvenuto durante un momento in cui l’uomo stava per soccombere ai rapinatori.
Di qui la sentenza di assoluzione per legittima difesa piena: la sprangata è stata proporzionale al pericolo e alla necessità di difendersi. —
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