Gazzetta di Modena

Modena

Tra parole e immagini la magia del silenzio che ci aiuta a vedere

monica tappa
Tra parole e immagini la magia del silenzio che ci aiuta a vedere

Arianna Papini ospite a Passa La Parola  il festival che quest’anno si sdoppia  con una prima parte dedicata agli adulti

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MODENA Chi vive a Modena è fortunato. Si condivide tantissima bellezza, in modo gratuito. Chi era presente giovedì alle 17 nella sala affollata della biblioteca Delfini per due ore lo sa, ha vissuto una magia grazie alla voce, allo sguardo, alla grazia di Arianna Papini, illustratrice (Premio Andersen 2018) e arteterapeuta. “La concretezza del sogno: dipingere la vita con parole e immagini”, così diceva la locandina.

L’evento faceva parte del ricco, densissimo programma di incontri di Passa La Parola, il festival - voluto e organizzato dalla libreria indipendente Castello di Carta di Vignola e CSI Modena - giunto all’ottava edizione, che porta la lettura tra la gente, nelle piazze, nelle sale, tra i giovani lettori e anche tra i non lettori, accoglie autori e illustratori e condivide albi e storie e racconti ed esperienze e che, quest’anno, si sdoppia. Tra ottobre e novembre coinvolge gli adulti, insegnanti, formatori, educatori, e a maggio tornerà a invadere col suo caleidoscopio di parole e colori le piazze dei sette comuni che hanno aderito (Modena, Castelfranco Emilia, Castelnuovo Rangone, Castelvetro, Formigine, Spilamberto, Vignola).

Tantissimi gli spunti e le riflessioni. Dal ruolo dell’illustratore “che non può non considerare lo sguardo degli altri, che ha bisogno dello sguardo degli altri, che vive dello sguardo degli altri” alla gioia del fare, alla “creatività come valore e diritto, tanto che non a caso nei regimi totalitari arte e cultura sono le prime a sparire”. Dalle storie che dovrebbero essere per tutti al suo “mi interrogo sempre se sto escludendo qualcuno” alla lettura di alcuni albi, dalla sua stessa voce, al racconto emozionato della genesi di un disegno o di una storia. Sono oltre centoventi, le sue pubblicazioni. Ognuna con una radice profonda, che arriva al centro della vita, che si aggrappa a un’emozione, che nasce seme e germoglia e si espande. E vibra, dentro a ognuno, con voce propria.

Poi è arrivato lui, il protagonista, il brodo primordiale, l’utero da cui tutto ha origine.

“In mezzo a tanti albi molto rumorosi i suoi sono pieni di silenzio”, ha detto una persona tra il pubblico. Pieni di silenzio. Sembra un ossimoro. E invece… In effetti, di cosa è pieno il silenzio? Di storie, di racconti, di vita, di tasselli di emozioni ricordi pensieri ferite lacrime sorrisi domande cieli e oceani. Di dentro e di oltre. Basta ascoltarlo, il silenzio, per scoprire quante cose racconta, di quante storie è capace. Perché in fondo per entrare nella vita non serve capirla, non serve spiegarla, non servono tante parole, va vissuta, attraversata. E cosa, meglio del silenzio può permettere questo? “E’ nel silenzio che ritroviamo l’essenza. Che ritroviamo noi stessi” spiega e racconta un aneddoto, avvenuto in una scuola, dove una bambina è tornata in classe perché aveva scordato una cosa e quando è tornata le ha detto “dobbiamo andarci più spesso, in classe, quando non ci siamo”. Eh, i bambini. Recuperare il contatto con la parte più profonda, quella che si nasconde nel frastuono della vita quotidiana. Quella che tiene per mano la creatività che sta dentro a ogni persona. “E’ il silenzio che ci permette di vedere. E’ ascoltandolo che riusciamo a capirci”. —
 

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