Modena. Là dove c’era l’Embassy... Al via l’avventura di Sugo: cocktail bar e ristorante
Davide Panzavolta, Consuelo Benfenati, Stefano Righi aprono n nuovo locale in Vicolo dell’Albergo a Modena Atmosfere settecentesche e orientali per una cucina bio
MODENA Mia nonna, se qualcuno le sembrava un po’ incolore, diceva: “È senza sugo”. La parola sugo è sinonimo di un tripudio di ingredienti, sfumature e sapori e, insieme, di sostanza. Così anche le tre anime di una nuova avventura imprenditoriale che ha di recente preso avvio in centro hanno pensato proprio a “SUGO” per dare un nome al loro locale. In vicolo dell’Albergo, la stessa porta che è stata ingresso, nel tempo, dell’Auberge Royale realizzato nel 1765 dall'architetto Pietro Termanini su impulso del duca Francesco III, dove i nobili soggiornavano quando venivano in visita ai cadetti, che è stata ricovero di eccellenze e Papi e in seguito dell’“Orientale, del “Marconi” e infine del cinema Embassy, è ora l’ingresso di un nuovo locale, aperto da Davide Panzavolta, sua moglie, Consuelo Benfenati e Stefano Righi. Aperto dall’8 settembre scorso, “SUGO” sarà inaugurato da un evento ad hoc a metà ottobre.
È un cocktail bar aperto sette giorni su sette dalle 18, e al piano di sopra, dal mercoledì alla domenica, un raffinato ristorante. Ed è proprio inevitabile per me, mentre Davide Panzavolta mi presenta il suo lavoro, pensare a quando si entrava e si faceva il biglietto per andare al cinema. L’Embassy, se lo ricorderanno in tanti, è stato aperto fino a metà del 2007. Insomma un pezzo di città chiuso già da qualche anno che si riaffaccia sulla via Emilia e sul nostro quotidiano. Nell’area cortiliva e un glicine secolare si arrampica tutto intorno. È il secondo esemplare più vecchio d’Europa - dice Carlo Panerai, che con la sua famiglia è proprietario dell’immobile da oltre cento anni - è stato piantato nel 1799 da Papa Pio VI. Ospite dell’Auberge Royale cui aveva chiesto ricovero, per ringraziare il proprietario fece piantare questo glicine proprio sotto la stanza dove aveva soggiornat
. Le sue radici sono lunghe oltre 200 metri e ricavano nutrimento dalle acque del Canalgrande”. »SUGO sarà un ristorante all’insegna della cucina biologica - spiega Davide Panzavolta - il menù cambierà cinque volte l’anno secondo la stagionalità, con una preferenza alla cucina mediterranea. Quasi banditi burro, strutto, cipolla e aglio, per consentire ai sapori di conservare intatte tutte le sfumature. Un menù di pesce, uno di carne, uno vegetariano e uno tradizionale, per i modenesi che hanno voglia di cibo di casa e per i turisti che cercano le nostre radici». Perché battezzare un nuovo ristorante SUGO? «Perché è pop, cioè popolare e insieme internazionale. Abbiamo fatto anche una ricerca a partire dal logo, che abbiamo voluto si sviluppasse in verticale e non in orizzontale, sfruttando così anche i suffissi “SU” e “GO”, con il bordeaux di cornice che ricorda il colore del sugo».
In vicolo dell’Albergo, per scelta, non si berrà il lambrusco, «non si trova mai nessuno d’accordo su quale sia il più buono», ma solo Franciacorta, e si potrà cenare o consumare un cocktail con jazz dal vivo, reading letterari ed eventi culturali. Più in là c’è l’idea di aprire per un brunch domenicale che potrebbe tradursi in un’apertura giornaliera in pausa pranzo. L’oriente si fa strada al piano di sopra, negli arredi antichi e moderni che arrivano da Bali. Come lo sfondo in mattoni, originale, settecentesco. «Un muro di trecento anni fa che ancora ci parla» dice Carlo Panerai. E infine un dettaglio che racconta del background teatrale dei soci: preziosi libretti d’opera degli anni ’20, “Fra Diavolo”, “La forza del destino”, “Andrea Chenier”, “Lucia di Lammermoor”, dai quali il menù spunta proponendosi atto per atto. —
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