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Sassuolo, appello lanciato dal prof Bonfatti a banche e Comuni: «Non fate fallire Ceramica Sichenia»

di Stefano Turcato
Sassuolo, appello lanciato dal prof Bonfatti a banche e Comuni: «Non fate fallire Ceramica Sichenia»

«Duecento lavoratori perdono il posto se gli enti creditori rifiutano un accordo: restano pochi giorni alla scadenza»

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SASSUOLO. Sono ore decisive per il futuro di un’importante azienda ceramica come Sichenia di Sassuolo, da tempo in difficoltà al punto da cambiare proprietà passando dalla famiglia Rompianesi a Ceramiche Mo.Ma e Gruppo Ondulati Santerno. L’impegno dei nuovi proprietari ha portato alla concessione, da parte del Tribunale di Modena, della proceduta di concordato preventivo e in questi giorni ci sarà l'epilogo della procedura giudiziale da cui dipende il futuro dei 200 lavoratori dell’impresa. All’inizio della prossima settimana scadrà il termine entro il quale i creditori potranno accettare o rifiutare le proposte di Sichenia, rappresentata dal professore Sido Bonfatti. E con Bonfatti cerchiamo di fare il punto sulla situazione.

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«Siamo a una svolta cruciale - dice Bonfatti - Sta scadendo il termine di 20 giorni dopo l’adunanza dei creditori, entro il quale potranno votare positivamente o negativamente».

Quali sono le sue aspettative sull’esito?

«Nel nostro caso importanti creditori, oltre a 500 fornitori, sono le banche e i Comuni (Sassuolo, Fiorano): per entrambi credo che la risposta verrà sul filo di lana. Se dovessi fare una valutazione strettamente tecnica, dovrei dire di non avere dubbi sul loro appoggio al risanamento della Sichenia. Per quello che riguarda i Comuni, era stato ventilato un dubbio: che non potessero approvare la proposta di Sichenia, perché questo avrebbe voluto dire “disporre” dei diritti connessi al pagamento delle imposte e dei tributi come Imu o Tari, che vengono spesso qualificati “indisponibili”. Questo però è sbagliato sia tecnicamente, sia concettualmente. Soprattutto concettualmente: la proposta di concordato preventivo non prevede astensione: si dice di sì o si dice di no. In entrambi i casi, anche dicendo di no, con quello che viene chiamato silenzio-rifiuto, si dispone del proprio diritto. Chi dice di no contribuisce ad affossare un tentativo di evitare la perdita di 200 posti di lavoro, che significa mediamente un impatto su più di 500 persone. Così stanno le cose, se non si vuole essere ipocriti».

E riguardo le banche?

«Spesso le banche non sono favorevoli ad appoggiare i tentativi di ripresa di imprese in crisi, perché dubitano che chi è già andato in dissesto una volta, si possa risollevare. E perché contestano il mancato impegno diretto degli imprenditori coinvolti. Nel nostro caso questi fattori sono totalmente assenti. La attuale proprietà di Sichenia è detenuta da imprenditori che non hanno nulla a che fare con gli imprenditori precedenti, quale che sia la valutazione da riservare all'operato di questi ultimi. La nuova proprietà si è impegnata a immettere nella ceramica Sichenia, per favorirne la ripresa, quasi 10 milioni di euro di “nuova finanza”. Non è certamente un caso nel quale meritino di essere puniti».

Questo concordato preventivo ha caratteristiche diverse da quelli abituali?

«È una procedura che deve essere valutata diversamente. La nuova proprietà si è impegnata ad affidare al commissario giudiziale la nomina di uno dei membri del Cda e anche la nomina di uno dei membri del collegio sindacale. Si è impegnata anche a non compiere, nel corso della esecuzione del concordato, operazioni straordinarie, se non previa condivisione del commissario giudiziale. Sono forme di controllo sulla gestione dell'impresa che non sono consuete, ma noi le abbiamo ritenute opportune».

E se non arrivassero abbastanza voti positivi?

«In tutto questo periodo, ed è passato più di un anno - conclude Bonfatti - nessuno si è fatto avanti per rilevare Sichenia. Quindi non possiamo pensare che qualcun altro provvederà al suo salvataggio. La preoccupazione è che l'unica alternativa al concordato sia la dichiarazione di fallimento». —
 

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