«C’è un pezzo di politica che interferisce Per far ripartire Seta servono 35 milioni»
L’INTERVISTASarà anche stato scelto dalla politica, ma non sembra avere troppi imbarazzi il nuovo presidente di Seta Andrea Cattabriga nel definire «invadente» quel modo di gestire l’azienda che fino...
L’INTERVISTA
Sarà anche stato scelto dalla politica, ma non sembra avere troppi imbarazzi il nuovo presidente di Seta Andrea Cattabriga nel definire «invadente» quel modo di gestire l’azienda che fino a ieri ha portato più errori che benefici. Il riferimento è all’assessore reggiano Mirko Tutino che ha chiesto a gran voce la riconferma del direttore generale Roberto Badalotti, il cui incarico è scaduto quattro giorni fa. Una forzatura che non è piaciuta alla presidenza, che ieri ha addirittura scritto una lettera ai soci per mettere tutto nero su bianco.
Presidente Cattabriga, dicono che l’incarico a Badalotti non sia stato prolungato per una sua volontà.
«Non posso che registrare con stupore queste dichiarazioni. Infatti ricordo che la nomina del Direttore Generale non è una prerogativa che compete al Presidente di Seta ma è chiaramente regolata dallo Statuto dell’azienda (art. 14.5 capo I punto B), laddove è indicato che: “Ai soci privati spetterà la designazione di due consiglieri su cinque, tra i quali sarà indicato l’Amministratore Delegato o in alternativa il Direttore Generale».
Pensa che Tutino e da Reggio abbiano esagerato?
«Penso che non mi sarei aspettato di finire sotto il fuoco amico. C’è un pezzo di politica che vuole interferire pesantemente nella vita delle aziende, una politica che farebbe bene a rivedersi le regole. È irricevibile la modalità, sono irricevibili i toni».
Qualcuno le ha chiesto di prolungare l’incarico a Badalotti?
«Nessuna comunicazione in merito è pervenuta all’azienda da parte dei soci alla data di scadenza dell’incarico. Solo successivamente mi è pervenuta una richiesta di convocare un Consiglio di Amministrazione per definire le azioni volte a garantire la continuità operativa della Società che viste le disponibilità espresse dai diversi componenti sarà convocato per il giorno 11 ottobre. A tale proposito posso anticipare che il socio Herm ha preannunciato la volontà di agire secondo quanto previsto dallo Statuto come sopra ricordato».
Sempre da Reggio dicono che Seta non può stare senza una direzione.
«Per quattro mesi, sotto la presidenza Bulgarelli, si è aspettata la nomina di un direttore. Penso che anche in questa occasione ce la si possa fare...».
Lei cosa pensa della figura del direttore?
«Badalotti in questi anni ha fatto il suo lavoro, ma non è un mistero che io sia arrivato qui chiedendo discontinuità e cambiamento. È la politica che sto portando avanti in queste settimane: basta con la volontà di trovare sempre un nemico e spazio ai contenuti e al ragionamento per trovare soluzioni utili a questa azienda».
A cominciare dal rapporto coi sindacati.
«Giudico positivamente la sospensione dello sciopero del 17 settembre scorso da parte di quattro sigle sindacali su cinque: vorrei arrivare a normalizzare i rapporti, così come penso che lo vogliano tutti i dipendenti».
Senza i mezzi adeguati, però, è difficile diventare credibili.
«Purtroppo la situazione dei mezzi è imbarazzante: ci sono 160 veicoli euro 2, l’età media dei mezzi è di 18 anni. È difficile operare in questo contesto se tutti i soggetti non decidono di rimboccarsi le maniche».
Tutti chi?
«Comincio da me e arrivo fino ai soci. Serve una svolta con un piano industriale da finanziare. L’azienda, certo, deve ottenere una marginalità più alta, ma i soci devono ricapitalizzare, ci si dovrebbe presentare ad un pool di banche con le garanzie sufficienti a fare programmi di lunga durata. Per rinnovare quei 160 mezzi servono 35 milioni di euro: è chiaro che le agenzie per la mobilità e la Regione devono mettere nero su bianco linee di indirizzo di investimenti come quelli che ho appena citato, e che questi siano mantenuti come tali anche se le gare d’appalto dovessero essere vinte da altre aziende. Con queste garanzie le nostre città si assicurerebbero un futuro più roseo nei trasporti».
Eviteremmo il fil di ferro per chiudere le porte...
«Mi creda: è stato fatto un errore che non si deve più ripetere, ma in buona fede. Questo episodio ha insegnato a tutti quanto sia importante la comunicazione in azienda ma non si giudichi per questo la professionalità del nostro personale. In questi giorni a tutti ho ripetuto questo: preferisco finire sui giornali per autobus costretti a lasciare a terra dei ragazzi piuttosto che prendersi dei rischi, anche in buona fede. Non lasceremo più a terra nessuno se davvero si deciderà di investire su questa azienda». —
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